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domenica 21 marzo 2021

Come eravamo... nel 1977

 COME ERAVAMO


La sera di giovedì 6 maggio 1976 una forte scossa di terremoto devastava una gran parte del territorio della regione Friuli Venezia Giulia. Dal giorno successivo i mezzi di informazione iniziarono a diffondere le immagini e le notizie con il bilancio delle vittime e dei danni subiti dalle popolazioni, suscitando nel paese una grande ondata emotiva.

Domenica 9 tra i giovani casalesi che, come al solito, si fermavano a chiacchierare sul sagrato al termine della Messa, cominciò a circolare una frase: “Dobbiamo fare qualcosa”. Detto… fatto! Da quello stesso pomeriggio, a piccoli gruppi, iniziarono a battere il territorio comunale, armati di megafono, per chiedere alla popolazione di partecipare alla raccolta di indumenti e generi di prima necessità che avevano deciso di organizzare. Il parroco, don Renato Beltrami, mise subito a disposizione le sale del Baitino, dove venne organizzato il centro di raccolta, i casalesi aderirono in massa e dopo un paio di settimane si poterono caricare e inviare i primi autocarri con i materiali raccolti. Come riferimento nelle zone colpite era stato individuato Tavagnacco, un comune della provincia di Udine dove risiedevano persone conosciute, in modo che gli aiuti arrivassero direttamente a chi ne aveva bisogno, senza incappare in troppi ostacoli burocratici.

La mobilitazione durò un anno intero e culminò nella festa patronale di San Giorgio del 1977, i cui proventi, al netto delle spese vive, furono destinati al soccorso di quella stessa comunità. Nei giorni culminanti della festa arrivò da Tavagnacco il loro gruppo folkloristico, composto di giovani e bambini, che animò la Messa solenne e presentò in alcuni spettacoli il suo tipico repertorio di musiche e canti popolari friulani.

Un mese più tardi una piccola delegazione del comitato festeggiamenti raggiungeva il Friuli per consegnare alle autorità locali i fondi raccolti; veniva ospitata per alcuni giorni a Tavagnacco e poteva rendersi conto di quanto veloci ed efficaci fossero gli interventi di ricostruzione in corso, tanto che in quel comune non si trovava più nessun edificio che fosse ancora in attesa di lavori.

Le fotografie che pubblichiamo, frutto delle ricerche in corso alla Ca dij Libär dlä Cort Cèrä, sono un ricordo di quei giorni.



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