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domenica 9 maggio 2010

Festa di Santa Croce a Ramate

dal bollettino parrocchiale di Ramate, n. 19, 9 maggio 2010

E’ la festa per eccellenza dei ramatesi. La Parrocchia è dedicata ai santi Lorenzo ed Anna, le chiese stesse di Ramate, come si leggeva sul suo frontone fino al 1959, era intitolata: “D.O.M. et sancto Laurentio m.“ a Dio onnipotente massimo e S. Lorenzo. Ma la festa di Santa Croce era la principale del paese.
E’ incerta la sua origine come oscura è la storia del prezioso S. Crocifisso che domina la chiesa; in un’immagine ricordo delle sante missioni della parrocchia di san Giorgio di Casale del 1934 si dice che dati dal settecento. Alcune informazioni sono possibili dai ricordi dei vecchi ramatesi, ragazzi negli anni venti, dallo scrivente e suoi coetanei, che hanno vissuto personalmente certi fatti dei decenni passati.
Dal punto di vista religioso si può ricordare che la data precisa della festa era il tre maggio; in tale giorno (come il 9 febbraio - s. Apollonia e il 10 agosto, s. Lorenzo) il parroco e il sagrestano di Casale (mio nonno Michele) al mattino, scendevano a Ramate per una s. Messa solenne, cantata in latino, naturalmente.
La festa invece era fissata alla seconda domenica di maggio, perché la prima era riservata a quella di san Defendente ad Arzo. Alla santa messa del mattino seguiva, al pomeriggio, la funzione che prevedeva la processione delle offerte guidata da una ragazza da marito del paese, con la banda musicale, che si concludeva con la benedizione e l’incanto delle offerte (abitualmente erano i famigliari dello sposo che acquistavano la torta portata in chiesa da un’amica della ragazza impegnata a sua volta a precedere la processione con lo stendardo). Si ricordano straordinari banditori che riuscivano ad animare la festa con battute durante l’asta.
Quando la chiesa aveva ancora le campane si usava salire sul campanile, nelle giornate del triduo precedente la festa, e con un martelletto si ritmava un ritornello che diceva all’incirca così: “Cincirilin dei Pedri, la mama Catarina, la fiola la Pierina, dindindindirilindindina“.
Le massaie usavano preparare per parenti e conoscenti i dolci tradizionali: la figascina, confezionata in genere al martedì per renderla soffice per la domenica, (quanto burro si usava, alla faccia del colesterolo!) e la “torta” di pane e latte (ogni donna aveva la sua specialità ed il suo segreto). Si noti, per inciso, che il dolce della festa di s. Apollonia era prevalentemente la “carsenta”, una pasta margherita con tante uova e fecola di patate. Le torte venivano portate per la cottura presso il forno annesso al negozio Cooperativa, non essendoci più in paese forni privati per il pane.
I tempi sono passati, le feste non hanno più il senso agreste di una volta, con l’invito dei parenti, il cappone, il capretto e le prime lattughine. Ora però, per la buona volontà c’è il desiderio di mantenere le tradizioni, anche da parte di chi ramatese di origine non è.
Italo

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