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domenica 31 luglio 2011

Associazione per la Promozione dell'Anziano

L'associazione per la Promozione dell'Anziano comunica che il consiglio direttivo NON si riunira' il primo mercoledi' d'agosto.

La prossima seduta si terra' mercoledi 31 agosto, alle 21, presso la sede sociale di piazza della Chiesa; all' o.d.g., in particolare, l'organizzazione ella giornata dell'anziano, in programma per domenica 2 ottobre 2011.

Buone ferie a tutti.

martedì 26 luglio 2011

Vintisés ëd Luj




26 luglio, sant'Anna, madre di Maria Vergine e copatrona di Ramate.




Për sänt'Anä l'acquä l'inganä.

Për sänt'Anä tri fiuei int lä fontänä.

domenica 24 luglio 2011

Notizie 24 luglio 2011

MUSEO DELLA LATTERIA SOCIALE
Si è costituito sabato 23 luglio il gruppo di volontari che, facendo perno sulla biblioteca civica, collaborerà con l’Amministrazione comunale e con Ecomuseo Cusius all’allestimento e alla futura gestione del museo etnografico e della civiltà di montagna.
La prima iniziativa pubblica è stata fissata per l’ultimo fine settimana di settembre, quando verrà allestita una mostra documentale e si presenterà ufficialmente il progetto alla popolazione. In vista di questo appuntamento il gruppo di lavoro si riunirà nuovamente venerdì 29 luglio, alle 15, presso il municipio per iniziare a visionare i materiali disponibili e per visitare i locali del museo. Tutti coloro che volessero collaborare all’evento o ne fossero semplicemente curiosi potranno liberamente aggregarsi.

EVENTI D’ESTATE
Giovedì 28 luglio gita parrocchiale a Campertogno, Valsesia. Partenza con mezzi privati dal piazzale dell’oratorio, alle 7,30, pranzo al sacco e rientro intorno alle 18.
Sabato 30 luglio ultimo appuntamento di Casalestate. Alle 21 presso il parco dell’edificio scolastico, al Motto – al Cerro di Ramate in caso di maltempo – concerto di chitarre.
Lunedì 15 agosto si celebra la festa patronale al santuario del Getsemani con la Messa solenne delle 11. Martedì 16 sarà la volta della festa di san Rocco, alla Cereda; il programma dettagliato sarà comunicato in seguito tramite i bollettini parrocchiali.
Sabato 20 agosto, infine, festa degli alpigiani alla Minarola con celebrazione della Messa alle 10,30.

LIETI EVENTI
I migliori auguri al piccolo Ryan Giuliano Giovanni Degiorgis, che sabato 30 luglio entrerà a far parte della comunità parrocchiale di San Giorgio con la celebrazione del Battesimo.

domenica 17 luglio 2011

Notizie 17 luglio 2011

CASALESTATE
Chiude sabato 30 luglio la rassegna culturale estiva promossa dall’assessorato alla Cultura del comune di Casale. Alle 21 presso il parco dell’edificio scolastico, al Motto – al Cerro di Ramate in caso di maltempo, come purtroppo è stato per quasi tutti gli altri appuntamenti – l’associazione Finestra sul Lago di Lagna presenta un concerto di chitarre con Paolo Bonfanti, uno dei pochi, veri uomini di blues in Italia, accompagnato per l’occasione da Martino Coppo, mandolinista dei Red Wine.

ESTATE RAGAZZI
L’avventura del Grest 2011 si concluderà venerdì 22 luglio con il grande spettacolo organizzato alle 21 presso il parco dell’edificio scolastico, al Motto, o al Cerro di Ramate in caso di maltempo.

SABATO 23 LUGLIO
Ricordiamo due importanti appuntamenti di sabato 23 luglio.
Alle 15, presso la biblioteca comunale, incontro dei volontari per la costituzione di un gruppo di lavoro che segua la realizzazione del nuovo museo storico ed etnografico della Latteria Sociale di Casale.
Alle 20, presso l’oratorio Casa del Giovane, grigliata d’estate per finanziare le attività della Caritas casalese.

FIERA DEL DOLCE
Sabato 23 e domenica 24 luglio la parrocchia di San Giorgio organizza la tradizionale fiera del dolce di fine luglio, in concomitanza della festa per la Madonna di Pompei. Le leccornie, prodotte dalle abili mani dei ‘pasticceri’ locali, verranno messe in vendita in concomitanza con le celebrazioni delle funzioni festive, che si terranno nella chiesa di San Carlo.
Il ricavato sarà devoluto alla Caritas casalese.
Durante la Messa di sabato 23, alle 18, verrà amministrata l’Unzione degli ammalati.

FESTE FRAZIONALI
Martedì 26 luglio sarà celebrata sant’Anna, madre della Vergine Maria, patrona dell’omonima frazione e copatrona della parrocchia di Ramate.
I festeggiamenti prevedono la Messa solenne alle 10,30 in chiesa parrocchiale, seguita dalla benedizione dei bambini. Alle 20,30 Messa in casa Aleoli, a Sant’Anna, seguita dalla solenne processione verso la chiesa di Ramate, con l’effige della santa e l’accompagnamento del corpo musicale Mascagni di Casale.

LIETI EVENTI
I migliori auguri al piccolo Achille Medina, che domenica 24 luglio entrerà a far parte della comunità parrocchiale di Ramate con la celebrazione del battesimo.
Tanti auguri anche a Maria Caprioli Medina di Sant’Anna, che lo scorso 11 luglio ha raggiunto l’invidiabile traguardo dei 103 anni.

lunedì 11 luglio 2011

I 100 anni dell'UOEI

La sezione casalese dell'UOEI, Unione Operaia Escursionistica Italiana, comunica che nel suo sito, all'indirizzo web

http://casalecortecerro.uoei.it/2011_luoei_e_i_suoi_cento_anni_di_vita.html

è possibile visionare l'album fotografico del centenario

domenica 10 luglio 2011

Notizie 10 luglio 2011

CASALESTATE 2011
Il ciclo di manifestazioni estive proposte dall’amministrazione comunale e dalla Pro Loco propone sabato 16 luglio il concerto del quintetto di ottoni Pentars Nova Brass. Alle 21 presso il giardino dell’edificio scolastico, al Motto o, in caso di maltempo, al Cerro di Ramate. Ingresso gratuito.
Da segnalare poi la presenza a Baveno del gruppo musicale Orkestra Szbylenka con lo spettacolo ‘Festival di festival’ che tanto successo aveva riscosso a Casale alcuni anni or sono. Domenica 24 luglio, alle 21 in piazza Dante Alighieri o, in caso di maltempo, alla sala polifunzionale Nostr@domus.
Assolutamente da rivedere…

A FAVORE DEGLI ANZIANI
Il consiglio direttivo dell’associazione per la Promozione dell’Anziano, riunitosi il 6 luglio, ha definito il programma delle attività per il prossimo autunno.
In programma ci sono la Giornata dell’anziano, con l’ormai consueto pranzo sociale, prevista per domenica 2 ottobre e la festa di fine anno, con la presentazione del Taquin dë cui dë Cäsàal 2012, che si terrà la domenica prima di Natale.
Sul piano culturale verranno invece riproposti i corsi di ginnastica dolce e di psicomotricità dell’età adulta – quest’ultimo meglio noto come ‘corso della memoria’ – con programmi e calendari da definire meglio a settembre. Per fine settembre o inizio ottobre prenderanno poi il via i nuovi corsi d’informatica, sia a livello base, per assoluti principianti, che con contenuti di livello più avanzato per coloro che possiedono già le conoscenze elementari; le iscrizioni sono aperte fin d’ora telefonando al recapito 0323 60975.
Infine l’associazione ricorda che prosegue la consueta attività di assistenza agli anziani e agli ammalati della comunità, con il servizio di terapia iniettiva a domicilio e il trasporto presso ospedali e case di cura per visite o cure mediche. In quest’ultimo settore le richieste sono in continuo aumento e diventa sempre più importante il reperimento di nuovi volontari che si dedichino a tale attività; chi avesse buona volontà e un poco di tempo a disposizione lo segnali ai volontari.

CARITAS INTERPARROCCHIALE
Il gruppo di lavoro della Caritas casalese è stato costituito e ha iniziato la sua attività con una raccolta di derrate alimentari a lunga conservazione da destinare alle persone meno abbienti della comunità. Pasta, riso, caffè, olio e scatolame vengono raccolti, sul modello delle collette alimentari, presso i negozi del comune o direttamente nelle case parrocchiali di Casale e Ramate; dal prossimo settembre verrà organizzato il punto di ascolto e distribuzione, sia per i generi alimentari che per altre necessità, quali articoli d’arredo o accessori per l’infanzia.
Nel frattempo il Gruppo Famiglie dell’oratorio Casa del Giovane ha deciso di destinare alle iniziative Caritas i proventi della grigliata che si terrà nella serata di sabato 23 luglio. A tale proposito si ricorda che il costo di partecipazione è previsto indicativamente in 15 euro e che le prenotazioni vanno effettuate entro il 20 luglio al recapito telefonico 0323 60975 o presso i ‘soliti’ volontari.

MUSEO DELLA LATTERIA SOCIALE
Volge al termine la vicenda della ex Latteria Consorziale Turnaria di Casale, la cui sede venne donata anni or sono dagli ultimi soci all’amministrazione comunale con l’impegno di destinarla a ‘scopi sociali e culturali’. Il comune, ancora retto dal sindaco Eligio Maggiola, decise immediatamente di ristrutturare l’antico edificio e di realizzarvi un museo della cultura contadina di montagna, che, oltre ai reperti del glorioso sodalizio ottocentesco, conservasse e permettesse di conoscere i diversi aspetti di quella che, ‘giorno per giorno’, fu la storia dei nostri antenati. Le successive amministrazioni raccolsero il testimone e così, attraverso un percorso lungo e complesso, il palazzotto è stato completamente restaurato e riportato allo stato in cui lo vollero, nel 1872, i fondatori. L’intervento di Ecomuseo Cusius del Lago d’Orta e Mottarone – di cui il comune di Casale è socio sostenitore e del quale esprime il presidente - in collaborazione con la comunità montana, ha permesso di ottenere un cospicuo finanziamento dalla Fondazione Cariplo di Milano, fondi con cui si provvederà nei prossimi mesi ad allestire l’esposizione museale e ad attrezzare i locali in modo che possano accogliere le visite delle scolaresche, le cospicue collezioni di documenti storici presenti nell’archivio comunale e tutta una serie di iniziative culturali legate alla storia e alle tradizioni del territorio.
Tutto ciò richiede però che si venga a costituire, intorno alla nuova struttura, un gruppo di persone che se ne prenda cura, che ne segua la nascita e l’evoluzione, in modo da garantire nel tempo il mantenimento e lo sviluppo delle attività di ricerca e documentazione necessarie a far sì che una tale realtà sia sempre viva e operante, fattore di stimolo allo sviluppo della vita culturale nel paese. In caso contrario si rischierebbe di realizzare l’ennesima ‘cattedrale nel deserto’, tanto bella quanto inutile.
A tal fine viene convocata, per sabato 23 luglio 2010, alle 15, presso le sale della biblioteca comunale di piazza della Chiesa, un’assemblea cui sono invitati tutti coloro che si ritengano in qualunque modo interessati a tale iniziativa. Quindi, ancora una volta… servono volontari!

LIETI EVEVTI
I migliori auguri a Valentina Turini e Tiziano Taccone che sabato 16 luglio celebreranno il loro matrimonio.
Auguri anche al piccolo Damiano Ciocca, che verrà battezzato in San Giorgio domenica 17 luglio.

domenica 3 luglio 2011

Notizie 3 luglio 2011

CASALESTATE 2011
L’amministrazione comunale presenta la consueta rassegna di spettacoli all’aperto, che prende il via mercoledì 6 luglio con il concerto bandistico tenuto da gruppo musicale Pietro Mascagni presso il bocciodromo del circolo Arci della Cereda. I successivi appuntamenti saranno invece al parco dell’edificio scolastico del Motto.
Sabato 9 luglio Ondateatro presenta la Compagnia Teatrale Dionisi in ‘Patate’, di Renata Ciavarino, regia di Valeria Talenti, con Matilde Facheris, Silvia Galliano e Carmen Pellegrinelli. Sabato 16 concerto del quintetto di ottoni Pentars Nova Brass, mercoledì 20, in collaborazione con la Pro Loco di Casale Corte Cerro, ‘Ritmicando sotto le stelle’
ginnastica e danza ritmica con le atlete dell’associazione Cusio Ginnastica.
Infine, sabato 30 luglio, nel quadro del festival ‘Un paese a sei corde’, l’associazione Finestra sul Lago presenta Paolo Bonfanti, uno dei pochi, veri uomini di blues in Italia, accompagnato per l’occasione da Martino Coppo, mandolinista dei Red Wine.
Tutti gli spettacoli avranno inizio alle 21, prevedranno l’ingresso gratuito e, in caso di maltempo, si svolgeranno a Ramate presso il centro culturale Il Cerro.

FESTE FRAZIONALI
La consueta festività del Sacro Cuore di Gesù sarà celebrata a Gattugno, frazione omegnese facente parte della parrocchia di Montebuglio, domenica 10 luglio.
Alle 11,30 Messa solenne e alle 15,30 Vespri e Processione per le vie del paese con l’accompagnamento del corpo musicale Pietro Mascagni di Casale.

GRIGLIATA D’ESTATE
Nella serata di sabato 23 luglio il Gruppo Famiglie organizza una grigliata in allegria presso l’oratorio Casa del Giovane.
Costo indicativo 15 euro, informazioni e prenotazioni entro il 20 luglio al recapito telefonico 0323 60975 o presso i ‘soliti’ volontari.

GITA A GARDALAND
L’oratorio Casa del Giovane organizza una gita al parco divertimenti di Gardaland per lunedì 25 luglio.
Costo 42 euro, comprensivo di ingresso e viaggio in pullman. Prenotazioni entro il 19 luglio presso parroco o vice parroco. A tale proposito, don Pietro Segato comunica che il suo nuovo recapito telefonico è 342 0740896 e ricorda che informazioni dettagliate circa tutte le attività delle tre parrocchie casalesi sono reperibili nei bollettini parrocchiali che vengono distribuiti in forma cartacea nelle chiese e in forma elettronica tramite i siti web parrocchiecasalecc.studiombm.it e parrocchiecortecerro. blogspot.com

LUTTO
E’ scomparsa Maria Gramegna Guella, di 88 anni. Risiedeva a Ornavasso, ma per lunghi anni aveva abitato con la famiglia al Motto.
A parenti e amici le più sentite condoglianze della redazione.

Associazione per la Promozione dell'Anziano

Il consiglio direttivo si riunirà presso la sede sociale di piazza della Chiesa mercoledì 6 luglio alle ore21.

domenica 26 giugno 2011

Notizie 26 giugno 2011

ESTATE RAGAZZI
Giovedì 30 giugno prima uscita dei gruppi aderenti al Grest 2011, meta il parco acquatico Waterpark di Milano. Partenza in pullman, alle 8, dal piazzale dell’oratorio Casa del Giovane, rientro intorno alle 18.
Potranno partecipare anche i ragazzi non iscritti alle attività di Estate Ragazzi, previo prenotazione in casa parrocchiale.

CARITAS INTERPARROCCHIALE
Il gruppo operativo si riunirà giovedì 7 luglio, alle 20,30 presso la casa parrocchiale di Ramate.
Servono volontari per il costituendo centro d’ascolto e per le attività assistenziali che si stanno mettendo in cantiere.

LIETI EVENTI
I migliori auguri ai piccoli Tommaso Antonio Verdastro e Loris Vittoni, che domenica 3 luglio entreranno a far parte della comunità parrocchiale di San Giorgio con la celebrazione del Battesimo.

lunedì 20 giugno 2011

Marcedonia







E’ stata un successo l’iniziativa di mangia e cammina all’insegna della frutta – fresca o cucinata nelle più diverse ricette – organizzata dal gruppo giovanile interparrocchiale nel pomeriggio di domenica 19 giugno. Molto numerosi i partecipanti – impossibile dare dei numeri, visto che non era prevista un’iscrizione – casalesi e, soprattutto, forestieri, attirati dalla novità della proposta e favoriti da un tempo finalmente splendido, dopo quasi tre settimane di pioggia.
I ragazzi – validamente aiutati dai volontari della Pro Loco e del Gruppo Famiglie dell’oratorio – si sono fatti in quattro per attrezzare e gestire i sette punti di degustazione e la cena finale, alla Casa del Giovane, con il riso alle fragole e cioccolata bianca dello chef Nino (18 anni scarsi…) e tutto quanto avanzato durante la giornata.
Soddisfatto il parroco, don Pietro Segato, soprattutto per aver ricevuto a fine serata la promessa che il gruppo non si scioglierà dopo la partecipazione alla giornata della gioventù madrilena ma, visti il clima di amicizia creatosi e le belle esperienze vissute, continuerà a lavorare per la comunità casalese.

Notizie 19 giugno 2011

FESTA A PIANA ROVEI
Sabato 25 e domenica 26 giugno festa campestre all’alpe Piana Rovei, situata poco sopra Montebuglio, lungo la strada carrozzabile per la Rusa e Quaggione.
Sabato 25, alle 16, gara di bocce, alle 17 merenda con trippa, tapelucco e altre prelibatezze.
Domenica 26, alle 10, saluto ai presenti e prosecuzione della gara di bocce, alle 11,30 Messa, alle 13 pranzo in compagnia. Alle 16 finale della gara di bocce ed estrazione premi lotteria.
Per la partecipazione al pranzo, al costo di 16 euro, prenotazione ai recapiti telefonici 346 0230883 o 348 3139448

ATTIVITA’ PARROCCHIALI
Giovedì 23 giugno si terrà la solenne celebrazione del Corpus Domini, con la Messa nella chiesa parrocchiale di Casale e la tradizionale processione fino alla chiesa di Ramate lungo il percorso di via Marconi, via Casale e via Ramate.
Venerdì 24, memoria della natività di san Giovanni Battista, sarà celebrata la Messa nella chiesa di Casale, alle 18,15, seguita dalla Benedizione dei bambini. La festa del santo si terrà nell’oratorio di Tanchello domenica 26 giugno con la Messa solenne delle 11 e la funzione pomeridiana delle 15,30.
Si è tenuta mercoledì 15 giugno l’assemblea unificata delle tre parrocchie casalesi, per verificare le attività svolte durante l’anno che va concludendosi e iniziare a programmare le prossime. In particolare si è decisa l’apertura di un centro d’ascolto a cura del neo costituito gruppo Caritas, il cui primo compito sarà quello di collaborare con le analoghe strutture vicariali, diocesane e nazionali per far fronte all’emergenza umanitaria conseguente alla guerra in nord Africa e all’arrivo dei numerosi profughi. La comunità casalese vorrebbe contribuire all’azione umanitaria ospitando, temporaneamente, una famiglia di rifugiati, ma per far questo sarà necessario individuare un possibile alloggio e qualcuno che si faccia carico dell’assistenza diretta a queste persone.
Infine si sta organizzando l’annuale gita dei chierichetti che, dal 29 agosto al 1 settembre, porterà i ragazzi a visitare Grosseto e la Maremma toscana. Il costo previsto è di 150 euro e le prenotazioni dovranno pervenire tassativamente entro domenica 26 giugno mediante il modulo che è stato distribuito a tutti o telefonando ai recapiti 0323 60825 o 340 1664605.

AL VIA L’ESTATE RAGAZZI
Avranno inizio lunedì 27 le attività del GREST 2011, organizzato dalle parrocchie casalesi con il sostegno dell’amministrazione comunale. Per alcune settimane bambini e ragazzi si ritroveranno ogni pomeriggio, dalle 14 alle 17,30, presso l’edificio scolastico del Motto per giocare e svolgere i compiti estivi.
Sono previste anche alcune uscite alle piscine di Cilavegna e al giardino zoologico delle Cornelle; in questo caso la partecipazione è aperta anche ai non iscritti.

LUTTO
E’ scomparso Giacomo Cannamela, 69 anni, di Casale. A parenti e amici le più sentite condoglianze della redazione.

domenica 19 giugno 2011

SS Trinità



Incheui SS. Tinità, fèstä dë Crëbbiä.

Së piòv për lä Trinità, lä vëgn për sèt fèst infilà...

sabato 18 giugno 2011

Consiglio comunale

Il Consiglio Comunale si riunirà mercoledì 22 giugno alle 18,30

ordine del giorno

ADOZIONE VARIANTE PARZIALE N. 1/2011 AL VIGENTE PIANO REGOLATORE GENERALE COMUNALE, AI SENSI DELL'ART. 17 COMMA 7) DELLA L.R. N.56/77 E S.M.I.

ADESIONE AL PATTO DEI SINDACI PER L'ENERGIA SOSTENIBILE.

INTERPELLANZA PRESENTATA IN DATA 26.05.2011 DAL GRUPPO CONSILIARE VIVERE
CASALE" AVENTE AD OGGETTO: "REALIZZAZIONE CAMPETTO MULTIUSO/ PARCHEGGIO NELLA FRAZIONE DI MONTEBUGLIO".

INTERPELLANZA PRESENTATA IN DATA 26.05.2011 DAL GRUPPO CONSILIARE "VIVERE CASALE" AVENTE AD OGGETTO: "INCROCIO PERICOLOSO TRA VIA PASCOLI E VIA GABBIO".

MOZIONE PRESENTATA IN DATA 15.06.2011 DAL CONSIGLIERE COMUNALE SIG. RAPETTI GIORGIO AVENTE AD OGGETTO: "DEVOLVERE GETTONE DI PRESENZA DEI CONSIGLIERI COMUNALI ALLA PARROCCHIA PER IL SOSTEGNO ECONOMICO DELLA PARTECIPAZIONE DEI GIOVANI CASALESI ALLA GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTU' DI MADRID".

sabato 11 giugno 2011

Notizie 12 giugno 2011

ANZIANI IN GITA
L’associazione per la Promozione dell’Anziano e il Gruppo Pensionati di Casale Corte Cerro organizzano una gita sociale, aperta a chiunque, al lago d’Iseo e Monte Isola, giovedì 30 giugno 2011.
Partenza in pullman alle 7,30 da Casale e alle 7,45 da Ramate, visita a Sulzano, Sensole e Peschiera Maraglio, pranzo ‘di lusso’ e rientro in serata. Quota di partecipazione 65 euro, prenotazioni entro il 20 giugno ai recapiti telefonici 0323 60158, 0323 60302 o 0323 691016

FESTA DELLA SS. TRINITA’
La festa patronale delle frazioni Crebbia e Ricciano si celebrerà domenica 19 giugno. Alle 11 Messa solenne e aperitivo offerto dai frazionisti, alle 15,30 Processione con lo stendardo, Vespri e Benedizione. Nel pomeriggio la piazzetta della chiesa si trasformerà in uno dei punti tappa per la Marcedonia organizzata dal gruppo giovanile interparrocchiale.

GITA A GARDALAND
L’oratorio Casa del Giovane organizza, per venerdì 17 giugno, l’ormai consueta gita di inizio estate al parco divertimenti di Gardaland. Partenza alle 8 e rientro alle 1,30 cira. Quota di partecipazione 42 euro, comprensiva di pullman e ingresso; per bambini fino al metro di altezza l’ingresso è gratuito.
Le iscrizioni devono pervenire ai recapiti telefonici 333 2716992 o 340 2628831 entro martedì 14 giugno.

lunedì 6 giugno 2011

Raccolta fondi pro GMG



Il Gruppo Famiglie dell'oratorio Casa del Giovane organizza per martedì 21 giugno, alle ore 21, presso l'oratorio stesso una vendita promozionale di materassi. I fondi raccolti serviranno a finanziare il viaggio e la permanenza in Spagna dei giovani delle parrocchie casalesi in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù.

Serve la partecipazione di quante più coppie (ufficiali, ufficiose, improvvisate o altro...) possibili.

Chi da una mano? Segnalarsi allo 0323 60975

domenica 5 giugno 2011

Notizie 5 giugno 2011



CAMBIO DI PROGRAMMA
Domenica 12 giugno la Messa delle 11 non sarà celebrata nella chiesa di San Giorgio, ma alla cappella del Monte Cerano (20 minuti a piedi da Arzo) con gli Alpini in congedo e i frazionisti di Arzo.

MANUTENZIONE ALL’ORATORIO
Domenica 12 giugno, dalle ore 9 in poi, il Gruppo Famiglie chiama all’opera tutti coloro che volessero dare una mano per i lavori periodici di manutenzione interna ed esterna alla Casa del Giovane. I volonterosi saranno ricompensati con un pranzo in allegria.

CRESIME
Domenica 5 giugno, nella chiesa parrocchiale di San Giorgio, sono state amministrate le Cresime agli aspiranti delle tre parrocchie casalesi: Damiano Ardizzoia, Andrea Bellossi, Davide Boretti, Stefano Bracchi, Tommaso Camera, Melissa Curioni,Ilaria Dal Cucco, Sarah Favro, Chiara Ferzola, Samuele Fraschini, Davide Guiglia, Alessandro Iani, Letizia Marchi, Monica Mastroianni, Raffalella Nolli, Marco Pappadà, Sara Petrosino, Alessandro Pompeo, Tatiana Russo, Samuele Sailis, Nicolò Strola, Nicolò Varallo, Ilaria Villa.

GRAZIE
Padre Gregorio, missionario a Chipiriri, nella provincia boliviana di Cochabamba, ringrazia per la somma di 1100 euro recentemente raccolti dalla comunità casalese e comunica che verranno utilizzati per la prevenzione sanitaria e l’istruzione dei bambini in quella lontana contrada.

LIETI EVENTI
I migliori auguri ad Alice Ferrari e Luca Roma, che sabato 11 giugno celebreranno il loro matrimonio nella chiesa parrocchiale di Montebuglio.

Ascensione



Oggi si festeggia l'ascensione al cielo di Nostro Signore Gesù Cristo.

Secondo la tradizione popolare: së piòv ël dì dlä Scénzä, për quäräntä dì somän miä sënzä.

Fè on pò vièoti...

giovedì 2 giugno 2011

MARCEDONIA



‘Marcedonia’ – marcia macedonia - è l’originale titolo scovato dai giovani del gruppo interparrocchiale casalese per la manifestazione organizzata per il pomeriggio di domenica 19 giugno. Si tratta di una ‘mangia e cammina’ a base di frutta che prenderà il via alle 16 dall’oratorio Casa del Giovane, in via Nazioni unite, e porterà i partecipanti a scoprire alcuni punti caratteristici del territorio comunale con l’opportunità di assaggiare in ognuno di essi gustosi piatti a base di frutta, fresca o cucinata nei più diversi modi.
Non è prevista una quota di partecipazione, ne una preiscrizione; i camminanti potranno acquistare dei buoni spesa con i quali pagheranno i cibi e le bevande che verranno loro offerti. A termine percorso, di ritorno all’oratorio, gran finale con il risotto alle fragole dello chef Nino.
Il ricavato della manifestazione servirà a finanziare le attività del gruppo, in particolare la partecipazione alla giornata mondiale della gioventù che si terrà in Spagna durante il prossimo mese di agosto.

mercoledì 1 giugno 2011

Festa campestre ad Arzo

Da venerdì 10 a lunedì 13 giugno in su l'Ariél, in collaborazione con il gruppo ANA

ogni sera cena con prodotti tipici locali

venerdì 10 serata rock con i Contromano

sabato 11 tributo a Vasco Rossi con le Deviazioni Spappolate

domenica 12 Messa alla cappella del Monte Cerano e pranzo alpino

lunedì 13 estrazione della lotteria

.

lunedì 30 maggio 2011

Notizie 29 maggio 2011

TEATRO DIALETTALE


I piccoli allievi delle scuole elementari di Ramate ci riprovano, per il terzo anno consecutivo. Mercoledì 8 giugno, alle 20,30, in occasione della festa di fine anno scolastico che si terrà al centro polifunzionale Il Cerro, presenteranno il nuovo spettacolo Quänd cäntä ‘l gal, una spassosa piece in dialetto locale interamente scritta dalle insegnanti del plesso con la collaborazione della Compagnia dij Pastor.

PRO LOCO IN ASSEMBLEA
L’associazione turistica Pro Loco di Casale Corte Cerro terrà la prima assemblea ufficiale, dopo il completamento delle pratiche istitutive, lunedì 20 giugno alle 21,30 presso la sala consiliare del municipio. Invitati a partecipare sono naturalmente i soci, ma anche tutti coloro che volessero in qualche modo collaborare con il nuovo sodalizio.

CRESIME
Domenica 5 giugno, durante la Messa solenne delle 11 che verrà celebrata nella chiesa parrocchiale di San Giorgio, a Casale centro, saranno amministrate le Cresime ai ragazzi che frequentano la seconda media. Per la prima volta la cerimonia coinvolgerà contemporaneamente gli aspiranti delle tre parrocchie casalesi.

giovedì 26 maggio 2011

ATTENZIONE AI RAGGIRI!

ASSOCIAZIONE PER LA PROMOZIONE DELL’ANZIANO
piazza della Chiesa, 8
28881 Casale Corte Cerro (VB)
www.assoanzianicasalecc.subito.cc
e-mail assoanzianiccc@libero.it



Casale C.C. 26 maggio 2011

COMUNICAZIONE IMPORTANTE


Ci viene riferito che persone non meglio identificate starebbero contattando le famiglie casalesi per chiedere fondi a favore di questa Associazione e delle sue attività.

Teniamo a precisare che
• non è in atto nessuna raccolta fondi straordinaria
• nessuno è in alcun modo autorizzato ad agire in tal senso

Si consiglia pertanto chiunque venisse contattato a tale scopo di non versare alcunché e di avvisare immediatamente dell’accaduto i volontari dell’associazione o le forze dell’ordine.



Il Consiglio direttivo

Bricicche di folklore

Nel post di ieri ricordavo le presunte (o comprovate?) proprietà dell'antico crocefisso custodito nella chiesa di Ramate in merito alla 'lotta alla siccità'. Credevo di aver già pubblicato in questo blog l'articolo della maestra Cesare, che per prima ne raccontava la storia, ma non riesco a ritrovarlo. Dovrò decidermi a mettere un poco d'ordine...

Per intanto, rieccolo.

barbä Bonìn

BRICICCHE DI FOLKLORE
di Natalia Rosa Cesare
pubblicato in Bollettino Storico della Provincia di Novara
XXVII (n. 3 – 1933) pag. 282 - 293

INDICE
pag. 284 Il rospo e la merla (favola)
285 Il lupo e la volpe (fiaba)
286 Il Maggio
289 I funerali (sale e castagne secche)
290 Le nozze (castagne e nocciole ai bambini)
290 Gli abiti
291 La cucina (arredamento)
292 Le processioni
293 Il crocefisso di Ramate


Nota N.R. Cesare fu insegnante alle scuole elementari di Casale Corte Cerro negli anni ’30 del XX secolo.


Notammo già altra volta che si fa sempre più difficile ritrovare notizie e aspetti (lì particolari usanze o di costumi, persistenza di tradizioni nei borghi e nei paesi, perchè non v'è più solitudine che consenta originalità pittoresca; anzi è dovunque una tendenza frettolosa a raggiungere quel tanto di uniformità che agli spiriti semplici può sembrare politura di apparenze e di maniere, e quasi elevazione.
Nei Comuni della Bassa Ossola ad esempio, dove vent'anni or sono la Chiesa offriva la domenica ai fedeli distratti appena lo spettacolo di qualche raro cappellino, ora si nota la più vivace varietà di copricapi di paglia, di feltro, di velluto, di seta; e si contano sulle dita i bei fazzoletti di lana a fiori che dalla testa scendono fino alla vita. Così, le gonne arricciate sotto i corpetti attillatissimi o i boleri aperti sulle camiciole ricamate appaiono appena come eccezione al mercato di Omegna indosso a poche donne di Strona, di Sambughetto o di Campello Monti. Ma quelle stesse portano abitualmente gli stivaletti di cuoio, piuttosto elle i grossi calzari di lana chiamati pilugn nei dialetti della valle. In altro campo la scuola e il giornale, pur non riuscendo a dare ai più una vera istruzione, attenuano sempre più i più i particolari caratteri del linguaggio, e disperdono i ricordi di letteratura folcklorica. Nè vogliamo dimenticare le razzie che, prima della guerra e durante, antiquarii e rivenditori fecero dei piatti di peltro, delle coperte di grosso filaticcio di seta, delle cassapanche, delle madie, delle maioliche a ingenui motivi ornamentali.
Offriremo dunque qui, e di necessità disordinatamente, il poco che ci fu possibile di spigolare negli ozi estivi, labili più che il rivo pascoliano.

Casale Corte Cerro è un bel paese che fino al 1913 fece Comune con Gravellona Toce; poi in quell'anno ne fu diviso, non senza esultanza dei Gravellonesi ai quali pareva una specie di diminuzione essere amministrati dai mutugn Pecoroni, così sono chiamati per la loro bontà i Casalesi, come altri di Comuni contermini sono detti Cani, Lupi, etc., rivivendo in tali soprannomi i languidi ricordi di lotte remote ormai nel tempo.
Dalle pendici del Monte Cerano si stende fino alla strada provinciale, diviso in ben quattordici frazioni, delle quali le più pittoresche sono. come è naturale, le più elevate, Montebuglio, Arzo, Caffaronio, Riciano. Molti rivi o riali, molti castagneti e, ad ogni svolto di strada, la vista del Lago d'Orta o del bellissimo Golfo di Pallanza o dei picchi detti Corni di Nibbio. La massa del Monte Orfano che da secoli fornisce graniti apprezzatissimi, impedisce la visione del Lago di Mergozzo.
Se interrogate qualcuno dei vecchi, vi parla di una Regina Cerro la quale teneva la sua Corte dove ora sono gli avanzi di un'antica torre detta di San Maurizio presso il cimitero di Gravellona. Di questa Regina che avrebbe dato il nome al paese, secondo la leggenda, nessuno sa dire nulla, nè in bene, né in male, neppure quel tanto di diavoleria o di santità che dovrebbe entrare in ogni racconto fantastico. Ma quel nome di Corte (curtis) ci spiega abbastanza l'origine; se pensiamo poi che il monte si chiama Cerano, che parecchie famiglie portano il cognome di Ceroni e che sulle alture gli alberi centenari agitano al vento le chiome opulente, non duriamo fatica a persuaderci dell'aggiunta. Infatti, il gagliardetto della Sezione Casalese della U.O.E.I. (Unione Operaia Escursionisti Italiani) fondata anni or sono dal benemerito Dott. Nino Dosi, portava come emblema un cerro, emblema che si ritrova anche in vecchi documenti.
Tradizioni di origine medioevale, dove pure i Conti di Biandrate signoreggiarono, e più tardi, i Visconti, non è possibile rintracciare, e neppure, racconti che abbiano particolare sapore. Abbiamo raccolto, dai ricordi d'una nonna, la favola del rospo e della merla e quella della volpe e del lupo che tenteremo di esporre nella nativa semplicità.
Venuta la primavera, la merla si fa beffe del rospo che è tardo e brutto e deve contentarsi di strisciare nei terreni umidi. Anche i più grossi e insipidi hanno il loro amor proprio: il rospo si offende e sfida la merla a una gara di velocità. Si veda, nel mattino seguente, quale dei due raggiungerà prima su un breve ripiano erboso, la casèra [1] all'alpe bella. La merla fischietta come se ridesse, poi sicura del fatto suo, dorme tranquilla. Ma il rospo astuto si leva nel cuor della notte: zitto zitto, un passo dietro l'altro (il tempo non conta niente per lui che vive così a lungo) raggiunge prima dell'alba la casèra, vi entra e si nasconde presso un gran catino di siero. Col sole la merla s’alza a volo; fischietta, gode dell’azzurro, guarda se può vedere quel brutto rospo che s'affanna - qua qua qua - tra le erbe o lungo i sentieri. Sul tetto della casèra canta in tono di scherno:
“Ciciricì
a l’alba del bel dì
son chi anca mi.”
E dall'interno una voce rauca, nella quale suona tuttavia una nota di vittoria, risponde:
“E mi a quagg, a quagg”
ossia rimesto il siero coagulato per farne il formaggio. Ma il gioco di di parole sta nel verbo dialettale che sembra riprodurre il verso del rospo dal fondo dei fossati o degli orti nelle notti estive.

La volpe è tanto maliziosa che riesce ad ingannare il lupo che è pure gagliardo e feroce. — Una volta lo trasse per una fenditura del muro (il lupo per lungo digiuno era magro che le costole bucavano la pelle) nella casa d'un contadino dove era lardo, carne, polli. Più lesta di lui trovò quel che le conveniva, calmò la fame, e poi, fuori per il rotto. Il bestione ingordo, al quale non pareva vero d'aver trovato il Paradiso, mangia che ti mangio, s'ingrossò del doppio e non badò a far rumore. Si sveglia il contadino, piglia un bastone che pareva quel d’un gigante, e gliene dà quante può, fin che quello, bene o male, riesce a cavarsela; ma sanguinante e poppo. Oh, quella maledetta volpe, dove s'è cacciata? Perchè l’ha tradito, lasciandolo negli impicci? E andando, bestemmia e soffia per le percosse e per la rabbia. A un tratto, sente una voce gemebonda “Oimè, oimè! che io sono tutta ferita; per carità, fratello, portami in salvo”. A un raggio di luna, il lupo ravvisa la volpe, col pelo arruffato, macchiato di sangue. “Comare, le avete prese anche voi?” “Eccome! Non vedi quanto sangue? Prendimi sulle spalle!” E il lupo compassionevole se la carica indosso. Ma la tristaccia s’era cacciata tra i rami d’un corniolo carico di frutti maturi, e quel rosso veniva di lì. Andando sul groppone dei lupo che anfanava, brontolava tra i denti:
“dandarandan:
al malavi ‘l porta ‘l san”.
“Che dite, comare?” – “Sto tanto mate, lupo: beato te che puoi andare con le tue gambe”. E così si fece rimettere sino alla sua tana. Lì vicino c'era un pozzo, e nel nero dell’acqua la luna si rifletteva chiara, tonda che era una maraviglia. “Che sarà mai quella cosa laggiù?” chiese il lupo ignorante “Una forma di formaggio. Non senti l'odore che sale fin qui? Se ti metti nella secchia, puoi discendere a prenderla; poi io ti aiuterò a risalire”. Al lupo non parve vero; strizzandosi un poco, entrò nella secchia, e poum! ruzzolò fino in fondo. Ebbe un bel gridare! la volpe si lisciò il pelo e se andò tranquilla.
Niente di nuovo e di originale; per citare due nomi, S. Bernardino da Siena, nella vivace semplicità delle sue prediche, e l'Ariosto, in una delle sue satire, han narrato qualche cosa di simile: e l'uno e l'altro possono vantare ascendenti e discendenti a iosa: ma è notevole come questo materiale favolistico viva tenacemente tra il popolo.
Canti di colore locale, zero: i vecchi non cantano più, e anche quando qualche bicchiere in soprannumero li fa dimentichi dell'età, ritornano ai cori dei coscritti o della caserma che sono su per giù, quelli di tutto il Piemonte; come i reduci, alpini senza eccezione, tornano alla Piuma Nera e al Ponte di Bassano; i giovani, purtroppo, cantano Marilù, la Rumba e simili. Ma sopravvive un'usanza tipica e fondamentalmente gentile, anche se l'espressione non è sempre correttissima: è quella della Canta di Maggio, ossia di un calendimaggio rusticano.
In una sera. all'inizio di quel mese, si raccoglie il gruppo dei sonatori: chitarra, violino, mandolino, fisarmonica, e quello dei cantori. Non mancano belle voci intonate e senso della musica, come si avverte anche alle funzioni religiose: è uno dei paesi in cui le donne stonano e berciano meno. Si comincia dal centro, che sarebbe come la capitale, per passare grado grado alle frazioni, nel quale itinerario trascorre gran parte della notte. Più che salutare donne e cantare d'amore, si fa per così dire, la serenata ai maggiorenti, a quelli che sono disposti a offrire vino, salumi, ova, anche pandolce.
Si inizia con un motivo lento e carezzevole che si intona ai languori del Maggio galeotto, e ripete da anni innumerevoli le stesse parole:
Maggio ridente,
fior d'ogni 'gente,
fior dell'estate,
le donne innamorate (sic).
Ma ben presto si precisa in accenni dialettali e locali:
Suma vignù dal Sass Lanscin [2]
par fagh nnur al sciur Carlin,
oppure, secondo il luogo e la persona
par saludà la sciura Clarin.
Suora vegnù dal Cassinón
par riverì sti bei padron.
Seguono le lodi e l'espressione dell'attesa:
Gira stort e gira dritt,
cressa la sèt e l'appetit
brava gent, vigni fò pena (un poco)
dèn da beva a la serena.
Il poeta (non ne manca mai uno) come trova il ringraziamento per chi apre la porta a dare il fiasco o cala dalle finestre il salsicciotto promettente, improvvisa couplets arditi e salaci contro i ributtanti o gli avari.
Chiediamo scusa di offrirne qualcuno:
Quanti sass gh'è 'n ta stu mur,
tanti ciot in tal to …
quanti prei gh'è par tera,
tanti gugi in in tla …
Si racconta che una volta, alla casa di un negoziante, padre di una figlia non brutta e prosperosa, uomo ricco e restio, non per avarizia, ma probabilmente per ragioni di dissenso, che si ostinava a tener porte e finestre chiuse e a non dar segno di vita, il poeta dopo aver enumerato le ghiotte cose che avrebbe potuto o dovuto regalare, aggiungesse l'espressione d'un desiderio né modesto, né castigato.
E se propri vuri dan nuta {nulla)
mandè fò la mata biuta (nuda).
Doveva essere sera già inoltrata, in regime non secco; registriamo però, come prova della bontà naturale dei mutugn, che l'audace conplet suscitasse nulla più che risate e malumori non pertinaci.
Raccolta la provvista, ai cantori si uniscono i compagni, gli ammiratori, il cui numero è andato crescendo; sulla piazza si fa coro, indi segue la scorpacciata o alla casa d'uno dei tanti o all’osteria, e si attende il sorgere dell'alba, salutato dagli sbadigli.
Un curioso racconto abbiamo inteso a Montebuglio, ma benché venisse da una persona semplice, mi par che tradisca una certa origine letteraria.
Nella parte più alta della frazione, poco lontano da un torrente sempre ricco di acque — e dicono anche di trote — è un mulino, cioè una torneria, che l'industria di tornire il legno è sparsa per tutta la Valle Strona e ve la portò, o ve ]a risuscitò, circa una ottantina d'anni fa Giovanni Job, suddito svizzero, ma che amò il paese in cui s'era stabilito e fu un intelligente, assiduo e benemerito lavoratore. Poco più su di quel mulino si vede adagiato in pendio un macigno che si direbbe un masso erratico. La tradizione vuole che un tempo vi stesse di profilo, posato su uno spigolo, sagomando stranamente l'orizzonte; ma un bel mattino lo si trovò all'improvviso nella posizione attuale, e magicamente portava scritto:
Bene fece a rivoltarmi,
chè la costa mi doleva.
Il racconto viene testualmente, come dicevamo, da una montanara vecchia e ignorante; tuttavia ci sembra sospetto.

Superstizioni. sopravvivono certo, e qualche medicastro, o meglio qualche donna anziana, fa concorrenza al dottore nella conoscenza di rimedi empirici e fantastici; qualche larvato timore di stregoneria o di malocchio si avverte di fronte a certe malattie, mentre invece è difficile persuadere ai riguardi necessari specialmente nei morbi dell'infanzia — toste ferina, morbillo. scarlattina — o nei più dolorosi casi dì tubercolosi, chè. non ostante la salubrità dell'aria, la terribile nemica fa le sue vittime. In complesso però, neppure la morte è circondata dai terrori lugubri e dalle immaginazioni ché sopravvivono in altri luoghi; e forse vi contribuisce quel ridente camposanto così presso alla strada, donde l'occhio spazia fino allo sbocco del Toce, e dove sembra così dolce il riposo. Qualche anno fa corse in sordina la storia dell'apparizione di un morto recente, senza testa, come un condannato; né fu possibile rintracciarne l'origine, tanto più che si trattava d'un bravo uomo assestato e tranquillo.
Nella casa del morto sfilano le visite numerose, e la sera si accoglie un'adunata grande per il rosario; concorrono dalle frazioni anche più remote, sicché talvolta, non bastando le camere e la cucina, il cortile e le adiacenze ne sono occupati, e il lungo mormorio delle preghiere giunge lontano con un senso di tristezza grave. Non v’è morto così povero e derelitto che vada via da solo: Alesandrina Ravizza, se rivivesse, non troverebbe quel feretro desolato e anonimo che accompagnò fino a Musocco, prendendosi la polmonite che la condusse alla tomba; il corteo funebre è anzi, assai lungo, e alla funzione religiosa, tutta a chiesa nereggia. Un tempo si usava distribuire sale ai poveri; oggi vi si sostituisce il pane, o, nelle famiglie benestanti, forme di carità più opportune e proficue; ma in complesso, è in quasi tutti il pensiero che si giovi al morto con opere di bene.
Per la commemorazione dei defunti; i vari piedi o rami della famiglia si riuniscono nella casa madre alla recita del Rosario intonato per regola dagli anziani ;si mangiano poi le castagne lesse innaffiate da qualche bicchiere di vino.
Coricandosi, si lascia il ceppo acceso nel focolare, sulla tavola, un piatto di castagne per quelli che tornano senza farsi sentire.
Anche nella notte di Natale, generalmente si conserva un po' di fuoco per riscaldare il Bambino; ma se molti accorrono alla Messa di mezzanotte e suona lungo sulle strade il battere delle grosse scarpe pesanti, i giovani si divertono invece assai profanamente bevendo e cantando.
Le nozze sono festose e godereccie, anche quelle; (sia detto senza malignità) che sarebbe forse opportuno celebrare in guardingo raccoglimento. Molti sposi distribuiscono ancora i brott, ossia le castagne secche, a ramaioli, con abbondanza; altri, uscendo dalla chiesa, generalmente sul bel mezzodì, seguiti dal lungo codazzo dei parenti e degli amici, gettano a manciate confetti e nocciole ai monelli che schiamazzano e si cazzottano intorno.
Il banchetto è lauto e succolento, qualche volta accompagnato da un po' di musica e sempre chiuso da canti. La sposa non reca più alla casa maritale il cor­redo chiuso nel cofano di quercia; di questi cofani, vecchi, autentici, adorni di rozzi motivi, non crediamo di essere riusciti a vederne più di due, ché ora si preferiscono i cassettoni e gli armadi con lo specchio.
Non si fila in casa la tela; la canapa che una volta era largamente coltivata e forniva molta della biancheria da letto, da tavola e anche la personale, oggi malodora di sè soltanto qualche punto del paese. Per ritrovare indumenti tipici, bisogna rovistare nei cassoni delle nonne; allora riappare ancora qualche baracan, ossia una gonna di grossa lana, filata in casa e tessuta a Quarna, generalmente di colore blu con una balza verde che si scopriva, rimboccando l’abito propriamente detto e fissandone i lembi sul dorso; riappare il corset di lana nera a scollo tondo e a taglio tondo sui fianchi, con un parchissimo ricamo. Qualche massaia anziana porta ancora al collo la moleta, ossia un cordone di seta scorrente in un lucchetto d'oro liscio o a smalto nero e azzurro, una spilla a cornice vistosa di oro leggero o di filigrana.
Si conservano in più d'una casa gli spilloni d'argento; ma non bisogna che la fantasia corra alla raggera brianzola; si tratta di due spilloni assai modesti, di gambo breve e con la capocchia allungata a pera o meglio a susina, che servivano ad assicurare sui capelli lo scialle di lana o il fazzoletto di seta.
In abitazioni che hanno conservato per forza di cose l’antica rusticità, si vede ancora il focolare nel mezzo della cucina e l'apertura da cui deve uscire il fumo, e dà un senso di disagio, come d'una vita primordiale. Tutt'affatto diversa è invece l'impressione dei camini fondi, sulla cui cornice brillano i candelabri d'ottone, il mortaio, talvolta lucidi piatti di stagno; e sotto la cappa assai sporgente stanno le panche per i ritrovi invernali. Ne abbiamo veduto a Crusinallo uno, grande pressapoco come tutta una cucina dei nuoci appartamenti di città, il quale, non solo ha due sedili di legno ad alta spalliera che sembrano quelli di un coro, ma ancora un finestrino nella parete, donde si scorge la campagna.
Necessità di conoscere che cosa si agiti di fuori o non piuttosto raffinato piacere di vedere attraverso i piccoli vetri la nevicata incessante, godendo il beneficio dei ceppi odorosi ed ardenti?
Notiamo però che l'inverno ogni cucina ora si scalda con la tetra stufa che provvede anche ai bisogni del desinare e della cena; utile. economica e squallida, perchè non ha parola alcuna per una immaginazione emotiva.
Non è raro, nello spessore delle pareti, vedere uno sportello che chiude la nera bocca del forno; senonché, dove i padri cocevano il pane di segala o di biada che si conservava nella madia per tutta la settimana, i nipoti cuociono appena la torta di San Giorgio.
San Giorgio è il protettore del paese, ragione per cui, in mezzo a nomi romantici o men soliti, si trova ancora un numero considerevole di Zorz. Nella chiesa di recente restaurata, dietro l'altare, in una nicchia il bel guerriero a cavallo doma sotto la lancia il drago riluttante, ed è una immagine epica tra tante immagini di santità.
La festa si celebra la domenica successiva ai 24 di aprile; e non si differenzia dalle consimili sagre di infiniti paesi, nei riti religiosi, nei banchetti dei rivenditori, nella cuccagna, nella banda etc.; ma anche la più modesta delle famiglie si crederebbe degenere dalle buone costumanze se non apparecchiasse la torta, ossia uno sformato dolce di varii ingredienti. V'è quella che si consuma a desinare, e quella che si offre agli amici o a qualsiasi visitatore nel pomeriggio: non offrire o rifiutare sarebbe considerata grettezza e scortesia senza pari.
Processioni di grande solennità sono quelle del Venerdì Santo e dell'Assunzione. La prima esce nel tardo pomeriggio, sicchè quando rientra, è notte fatta, e la lunga fila dei ceri, tremolanti nell'oscurità presso le tonache della confraternita o i veli neri delle donne, la lenta salmodia in cui si fondono le voci più svariate, danno anche all'animo più disincantato un tremore di religiosità. L'Assunta si celebra nel fulgore dell'estate, e la processione ne acquista pompa nei paramenti, nei candelabri, nei vestiti, così come l'offerta è abbondante di cera, di vino, di polli, di frutti, di torte; perfino qualche agnelletto o qualche capretto vivo vi appare infioccato. All'incanto dei doni si accende la gara tra gli offerenti; i signori spingono i prezzi nell'interesse della fabbriceria; poi qualche volta si tacciono per non mortificare qualche modesto compaesano desideroso di ben figurare. Chi incanta, trova colorite espressioni di incitamento; tra la folla qualcuno risponde in rima, con motti e freddure non sempre note e stantie.
Per fine di bene o per fine di vanità, l'interesse è sempre vivo; e neppure gli anni rossi, non ostante la propaganda e lo scherno, diradarono il concorso.
Ad invocare la pioggia nella persistente siccità, si porta fuori il Crocifisso di Ramate, vecchio di almeno tre secoli, di ignoto artefice, che si regge orizzontalmente come se si reggesse un feretro, forse perchè essendo assai alto, per la strada in pendio che da Ramate conduce al centro, urterebbe negli alberi e nelle siepi.
L'oscuro artista che lo concepì e lo lavorò, doveva avere una inconscia anima meditativa e un chiuso ardore mistico. La figura è impressionante senza avere nulla di quel verismo atroce che è in certi crocifissi di campagna: il Cristo che piega il viso tra le lunghe chiome, ha nell'atteggiamento la coscienza di un destino ineluttabile, d'un sacrificio senza paragone, a cui le forze piegano. Vederselo dinanzi ritto, nel breve spazio tra un altare e la balaustrata, dà un senso di abisso, come se ogni aspetto ed ogni ragione di vita fossero per disparire; le donne più semplici lo guardano, pregando, con smarrimento.
Quei di Ramate ne sono gelosi e vedono malvolontieri che lo si trasporti in Parrocchia, sia pure per breve tempo.
Esposto sotto l'atrio della loro chiesetta, dicono, non tarda ad ascoltare le suppliche: nubi gonfie salgono dalle gole dell'Ossola, nubi grigie velano lo Zeda; il Montorfano si inette il cappello, Toce e Strona scompaiono nella nebbia che riempie la valle; e l'uragano si sferra.
Il male è che qualche volta cade anche la grandine.

N.R. CESARE



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[1] Casère, costruzioni parte di muratura e parte di legno, dove ai pascoli si custodisce il latte, il siero, si fa il burro, il formaggio etc.

[2] Una punta rocciosa che domina il paese

mercoledì 25 maggio 2011

Piòv o piòv miä?


Fa caud, piòv miä d'on tòch e l'aivä lä calä.
Veuta digh al prëvòst dë tiràa fòo 'l Crucifiss dë Rämà.

domenica 22 maggio 2011

Notizie 22 maggio 2011



SCI CLUB: CENA SOCIALE
Lo Sci Club Casale Corte Cerro organizza per il 1 giugno, alle 20, presso il ristorante ‘Cicin’ del Gabbio la consueta cena sociale annuale. Quota di partecipazione 30 euro per gli adulti e 15 per i ragazzi fino a 12 anni, con menù a loro dedicato. Durante la serata verranno premiati gli atleti della squadra agonistica che si sono distinti nella stagione 2010-2011. Prenotazioni entro il 26 maggio ai recapiti 339 6648848 o 328 0767473.

FESTE FRAZIONALI
Viene celebrata in settimana la festa della Vergine di Caravaggio, venerata all’oratorio del Balmello, collocato nel verde dei boschi poco a valle di Montebuglio. Particolarmente attesa la solenne processione di venerdì 26, alle 20, accompagnata dal gruppo musicale Pietro Mascagni di Casale; a seguire l’incanto delle offerte presso il tendone delle feste montebugliese.
Arzo festeggerà invece il patrono, san Defendente, domenica 29 maggio. In programma la Messa solenne delle 11 e la processione con lo stendardo del santo, seguita dai Vespri e dalla Benedizione, alle 15,30.

FESTA DI PRIMAVERA A MONTEBUGLIO
Torna, dal 27 maggio al 13 giugno, l’ormai tradizionale appuntamento allo stand delle feste di Montebuglio. Per tre fine settimana - dal 27 al 29 maggio, dal 2 al 5 e dal 10 al 12 giugno – ogni sera specialità enogastronomiche e buona musica allieteranno gli ospiti della più alta tra le frazioni casalesi.
Tra gli intrattenimenti musicali sono da segnalare alcuni importanti ‘tributi’ a gruppi e cantanti che hanno fatto la storia della musica moderna; in particolare l’appuntamento di venerdì 27 maggio quando il gruppo ‘Tra Liga e realtà’, affermato a livello nazionale, proporrà i pezzi di Luciano Ligabue.

PRIME COMUNIONI
Sono state celebrate domenica 22 maggio le Prime Comunioni dei ventitre bambini di quarta elementare nella parrocchia di San Giorgio. Sono Alex Caruso, Alessia Tensa Motta, Alice Frambusto, Andrea Baluci, Chiara Ferraris, Christian Silvestro, Davide Birocchi, Davide Loraschi, Federica Soldato, Francesca Guiglia, Francesco Aiello, Francesco Guglielmucci, Gaia Mangino, Gaia Zanga, Giovanni Sambuco, Luca Filocamo, Marco Perruolo, Matteo Albertini, Matteo Alessi, Matteo Corso, Paolo Moretti, Samuele Caliò e Veronica Sambuco.

LIETI EVENTI
I migliori auguri ad Ana Paula Franca Almeida e Roberto Cranna, che sabato 28 maggio celebreranno le loro nozze nella chiesa della Cereda.

LUTTO
La comunità casalese si unisce al lutto della famiglia Lagostina di Gravellona e piange la perdita dell’Andreina, popolare e infaticabile organizzatrice di gite ed eventi ricreativi, famosa in tutto il Cusio per la sua inesauribile energia. In particolare la ricordano i componenti dell’associazione per la Promozione dell’Anziano, che per lunghi anni hanno avuto in lei un’assidua collaboratrice.

mercoledì 18 maggio 2011

Calendario tradizionale delle feste e dei lavori

Vi propongo un viaggio. Un viaggio non particolarmente lungo, dal punto di vista geografico – ci muoveremo tutt’attorno al lago d’Orta e nei suoi immediati dintorni – ma soprattutto un viaggio nel tempo, fino alla preistoria e ritorno, seguendo il cerchio dell’anno, lasciandoci condurre… dal calendario.
Con un’avvertenza. Per il nostro viaggio avremo bisogno di uno strumento importante: la lingua. La lingua parlata dalla gente, quella con cui nei secoli – anzi, nei millenni – è stata codificata e trasmessa la cultura della gente, lingua che non corrisponde mai a un canone letterario, ma piuttosto alle esigenze pratiche quotidiane, lingua diversa da zona a zona e pure con carattere di forte unitarietà, lingua regionale… dialetto. Io parlo quello del mio paese, Casale Corte Cerro e lo scrivo utilizzando le regole fonetiche e grammaticali fissate dalla Consulta regionale per la Lingua Piemontese, adattate alle nostre parlate, che dal piemontese vanno virando nel lombardo occidentale man mano che ci si sposta da ovest a est, dalla Compagnia dij Pastor di Omegna.

Il calendario, dunque. Quel blocchetto di fogli che tutti teniamo appeso alla parete di casa, che consultiamo per conoscere i giorni di festa e di lavoro, il trascorrere delle stagioni, la scadenza degli onomastici. Il calendario, appunto, ma sarebbe meglio dire ‘I’ calendari, perché di tali strumenti se ne possono citare parecchi. Innanzitutto il calendario solare, di tipica cultura maschile, quello formato da dodici mesi; e dodici, si badi bene, è un potente numero magico, così come il tre e il sette. Dodici sono gli apostoli di Cristo, dodici le tribù d’Israele, dodici i principali pianeti e le ‘case’ dello zodiaco. Ma esiste anche un calendario lunare, legato alla cultura femminile e basato sulle fasi, o quarti, del satellite terrestre con un ciclo di ventotto giorni e scadenze precise, tanto che Lä lunä, se ‘s fa inprumä dël sés, n’è mi colä dël mès . E’ nota l’influenza delle fasi lunari sui cicli biologici e naturali e quindi sui lavori agricoli.
Poi esiste un calendario dei santi le cui ricorrenze ricordano il martirologio – la seconda nascita – dei grandi personaggi della chiesa cristiana. Per i nostri vecchi era questo il principale riferimento, tanto che per loro avevano scarso significato date come il 15 gennaio o il 30 novembre, ma sapevano ben collocare le ricorrenze di san Mauro e di sant’Andrea. E val la pena di ricordare che il calendario antico differisce da quello moderno, dopo le riforme apportate alcuni decenni or sono.
E ancora, di somma importanza per la nostra preistoria, il calendario celtico, incentrato sulle grandi festività di quelle antiche popolazioni. Sahmain, tra autunno e inverno, Imbolc tra inverno e primavera, Beltaine a mezz’estate e Lughnasad al centro dell’estate, senza contare le numerose divinità minori.

Da qui allora, in omaggio agli antenati preistorici, iniziamo il nostro viaggio. Da quel Sahmain nel cui giorno, o meglio, nella cui notte – che per gli antichi il nuovo giorno iniziava al crepuscolo – i defunti tornavano sulla terra a visitare i propri discendenti. Morti benigni, tornanti a portare consolazione e consiglio. Morti da attendere con trepidazione e accogliere degnamente, preparando loro un banchetto di benvenuto. Ancora ai tempi della mia infanzia gli anziani andavano a letto, la sera del 31 ottobre, dopo aver recitato il rosario, lasciando sulla tavola castagne, latte e vino: la cena dei morti. Riti precristiani che la Chiesa non è mai riuscita ad estirpare, riti che ha cercato di sostituire sovrapponendo a quel momento una delle sue feste più importanti: Ognissanti, all Hallow even - la sera di tutti i Santi - in inglese. Quando le carestie dell‘800 costrinsero milioni di irlandesi a rifugiarsi in nord America, costoro si portarono dietro le tradizioni degli antenati, tradizioni che nel giro di pochi decenni si sono trasformate e ci sono ritornate sotto la forma di quel patetico carnevale a base di streghe e fantasmi che tutti conosciamo con il nome di Halloween.
Abbiamo citato le castagne, il pane dei poveri. Era tradizione che nel pomeriggio del primo novembre nelle osterie si preparassero ij bärgol, le castagne bollite da servire a chi tornava dalle cerimonie nei cimiteri insieme al primo assaggio del vino novello.

L’11 novembre si ricorda san Martino, il cavaliere romano che, secondo la leggenda, divise il proprio mantello a colpi di spada per donarne un metà ad un infreddolito mendicante.
A san Martino, tradizionalmente, terminava l’annata agraria e si rinnovavano i contratti di mezzadria e di affittanza. E le famiglie contadine che non ottenevano il rinnovo dovevano traslocare altrove le proprie povere cose, da cui l’espressione fàa sän Märtin. E ancora, il giorno di san Martino segnava l’inizio del periodo di libero transito tra i campi e i prati, periodo che durava sino a san Giuseppe, il 19 di marzo.
Per gli antichi Martinmas, il giorno di Martino, segnava l’inizio dell’inverno, quando il santo cavalca al crepuscolo e porta la prima neve.
Infine questo è di ‘d marcä, giorno segna tempo. Se al tramonto il cielo sarà sereno ci potremo aspettare un inverno breve e clemente, ma se il sole tramonterà tra le nubi neve e freddo intenso non mancheranno. Ma comunque è bene ricordare che, nonostante l’estate di san Martino, l’invèrn l’hä mai mängià ‘l luv.

Novembre era il mese dei rientri. Gli emigranti stagionali tornavano dai loro lavori nelle pianure o nelle città d’oltralpe, gli alpeggi erano stati ormai ‘scaricati’, gli ultimi frutti raccolti e i campi preparati per l’inverno. Le famiglie erano finalmente riunite e c’era tempo da dedicare alla vita sociale. In questo periodo, la terza domenica del mese, i casalesi avevano collocato la festa della loro copatrona, la Vergine del Rosario, ricordata come Mädònä dij mätän, Madonna delle ragazze. Ragazze che una settimana prima organizzavano una questua che le portava, a gruppi di tre, in tutte le case del paese a raccogliere le offerte per la parrocchia. Recavano un ramo secco – simbolo della stagione - adorno di nastri colorati, di nocciole e di dolciumi che venivano distribuiti in cambio dell’obolo ricevuto.
Il 25 novembre si festeggia santa Caterina d’Alessandria e për säntä Cätärinä ij vach ä lä cässinä, ij pèvär ä lä provinä e ij crav ä lä giavinä. Naturalmente, per ben gestire la stalla, inprumä ‘s tràa fòo ‘l làam e peui ‘s tirä dént ël stràam. Chi ha orecchio per intendere…
Për sänt’Ändréä ël frëcc äl montä in cädrègä, a sant’Andrea, 30 novembre, il freddo comincia veramente a farsi sentire. In valle Strona si festeggiava il rientro degli emigranti stagionali, palai e peltrai. Altrove questa era la notte dei morti viventi, che l’inverno è tempo di tenebre e malefici.

E di neve.
2 dicembre, santa Bibiana, di’d marcä: së fiòcä për säntä Bibiänä, fiòcä për quäräntä dì e ‘nä smänä. 40 è un altro numero magico, di solito legato ad eventi infausti, una specie di maledizione ricorrente nel calendario tradizionale. Quaranta giorni durarono il diluvio universale e il digiuno di Cristo nel deserto, quaranta giorni dura la Quaresima e per quarant’anni il popolo d’Israele vagò nel deserto alla ricerca della terra promessa.

Il 6 dicembre si ricorda san Nicola. Si racconta che Niklaus, vescovo di Mira, in Siria, usasse aiutare i suoi concittadini aggirandosi di notte e lanciando doni dalle finestre. Una volta l’obolo finì dentro una calza stesa ad asciugare e da qui nacque la leggenda di uno spirito benefico vestito di rosso – colore della tonaca vescovile - che porta doni nelle notti d’inverno. Nel nord Europa il santo vescovo, con il nome storpiato in Santa Klaus, arriva nel giorno della sua festa a portare doni ai bambini buoni mentre il suo assistente, l’orrido gnomo Knetcht Ruprecht, sferza i cattivi con la sua frusta.
Nel nord Italia è invece santa Lucia, ricordata il 13 dicembre, a dispensare i doni. Li depone nelle scarpe che i bambini lasciano a sera sul davanzale di una finestra, insieme a un poco di fieno per l’asinello che li trasporta. Giovannino Guareschi ricordava questa tradizione della sua Emilia in uno dei deliziosi racconti di Natale, intitolato proprio L’asino di Santa Lucia.
Nel calendario antico il solstizio d’inverno, momento di minor durata della luce diurna, cadeva proprio in questo giorno, tanto che säntä Luziä l’è ‘l dì pussè curt chë’gh siä.
Gli antichi indoeuropei, provenienti dall’estremo settentrione, avevano terrore del buio invernale, temevano che il sole, inghiottito dall’interminabile notte artica potesse non tornare a riscaldare e fecondare la terra. Da qui tutta una serie di riti propiziatori tra i quali, in Scandinavia, la processione delle vergini della Luce, con il capo adorno di lumi, cui si riallaccia il nome di Lucia, portatrice della luce.
Nel calendario attuale il solstizio d’inverno cade il 21 dicembre, giorno di san Tommaso; infatti sän Tomà, né ‘l và né ’l stà.
In questo periodo i romani celebravano i Saturnali, festa di Saturno, dio delle tenebre. Nei territori occitani e di più radicata tradizione celtica si esegue la danza delle spade, lo bal do sabre, rito di difesa dall’oscurità. I vichinghi posizionavano sulle più alte vette le sentinelle della luce, con il compito di segnalare con il suono dei corni il ricomparire del sole all’orizzonte meridionale.

E la luce ritornava, pochi giorni dopo il solstizio, vittoriosa sulle tenebre e festeggiata proprio come il Sole Invitto. Aveva inizio un lungo periodo di allegria, le dodici notti magiche (dodici, si badi bene). Nei focolari veniva acceso lo Jól, un grande ceppo che doveva ardere di fuoco perenne e sventura avrebbe colto la famiglia che lo avesse lasciato spegnere.
Cosa poteva fare la Chiesa, se non sovrapporre ai festeggiamenti per la rinascita della luce quella che commemorava l’analogo evento, il Natale di Cristo, luce dell’umanità. Quel Natale che i cristiani delle origini festeggiavano a fine marzo e che solo dopo alcuni secoli venne spostato in questo periodo, per ovvi motivi. Për Nädal ël pass d’on gal. Ma è anche di ‘d marcä: Nädàl äl sol, Pasquä äl tizzón.
Quella della vigilia di Natale è una notte magica, di grande pace, durante la quale gli animali prendono a parlare tra di loro e, a chi li sa ascoltare, rivelano i luoghi ove si celano antichi tesori. La mattina successiva le madri usavano lavare i neonati con acqua scaldata su un fuoco di rami di ginepro (brisciol), cosi come fece la Vergine col santo Bambino.

Ben diversa la notte del 31 dicembre, giorno di san Silvestro Papa. Notte di tregenda, nella quale si scatenano gli spiriti maligni. Per allontanarli servono luce e rumore ed ecco che per i vicoli dei paesi si aggirano gruppi di uomini muniti di torce e armati di bastoni che sbatacchiano fragorosamente; spari ed esplosioni, naturalmente, amplificano l’effetto dell’esorcismo.
Altrove si eliminano gli oggetti vecchi e inutili lanciandoli dalle finestre e nel rogo dell’anno vecchio, sotto forma di fantoccio di paglia, si immagina di bruciare ogni negatività del passato per far posto al nuovo e migliore – si spera – in arrivo.

Epifania, la dodicesima notte magica, chiude il ciclo delle feste d’inverno. Epifania, la prima manifestazione di Cristo – che viene pubblicamente presentato ai Magi, rappresentanti di tutte le genti del mondo – tanto da essere popolarmente citata come Pasqua Befanìa, anticipazione quindi della Pasqua, vera manifestazione della potenza divina nella Resurrezione. In alcune regioni si appendevano pane, sale e dolciumi ai rami dei meli per risvegliarne la fertilità mentre un uomo con maschera di toro - simbolo di vigore e fertilità – si aggirava per le campagne. Riti di questua si tenevano in molti paesi, così come le rappresentazioni della Stella e del Gelindo, recite popolari che ricordano ancor oggi l’adorazione dei pastori e l’arrivo dei Magi. E proprio di loro parla il Canto dei Tre Re, antica melodia che accompagna e chiude tali rappresentazioni, così come le funzioni religiose.
A Colloro di Premosello è ancora vivo il rito della Carcavègia, falò rituale di un fantoccio di paglia che ricorda la leggenda secondo la quale alcuni burloni furono mandati al rogo dai Magi per aver loro fornito false indicazioni circa il percorso verso Betlemme.

Terminate le ‘feste’ ha inizio il periodo più duro dell’anno, quello del maggior freddo e delle nevicate più intense. Cadono in questa seconda parte di gennaio le ricorrenze di alcuni santi particolarmente venerati nelle nostre zone, santi che la gente soprannominò mërcänt ëd fiòcä.
Il 15 san Mauro abate, il fido collaboratore di san Benedetto, che i montanari invocavano come protettore dai lupi; il 17 sant’Antonio abate, protettore degli animali domestici, nella cui festa viene benedetto il sale che servirà per allontanare le epidemie di afta. E ricordiamo che ormai, a quasi un mese dal solstizio, il giorno si è sensibilmente allungato: për sänt’Äntòni, n’orä bonä.
Il 22 gennaio è san Gaudenzio, primo vescovo di Novara.
Il 31 san Giulio fa il paio con il fratello Giuliano, celebrato il giorno 9. Troppo spazio richiederebbe la narrazione delle infinite leggende legate ai due monaci che, partiti dall’isola greca di Egina con il voto di erigere cento chiese – tanto che Giulio è considerato patrono dei muratori – arrivarono a portare il cristianesimo nel Cusio. La cacciata di Giulio da Omegna a bondonài , la traversata del lago sul mantello, la liberazione dell’isola dai draghi, la costruzione delle due basiliche con l’impiego di un unico martello che i due fratelli si lanciavano da un colle all’altro, il lupo aggiogato al carro di legname…
Ricordiamo invece come i due santi fossero invocati contro ogni sorta di pericolo naturale: sän Giuli e sän Giuliän an vardän dlä lòsnä e däl trón, dij luv, dij sërpént e dlä gramä sgént.

Periodo di gran freddo, quindi, culminante nei tre giorni che Gennaio, un tempo il mese più corto, si fece prestare dal fratello Febbraio – dimenticandosi poi di restituirli – per vendicarsi di chi lo aveva sbeffeggiato per tale brevità. Furono giorni di bufera e della sua furia rischiò di pagare il fio una povera merla, mitico animale dal candido piumaggio, che per salvare sé stessa e i suoi piccoli non trovò di meglio che rifugiarsi nel comignolo di un casolare dove il fumo li mantenne sì al caldo, ma li ridusse per l’eternità al cupo colore che tutti conoscono. Sono però giorni di passaggio, che annunciano l’approssimarsi della primavera, e la buona stagione viene invocata con riti scaramantici che prevedono scherzi individuali, ma anche – a Casale, Borca, Fondotoce, Suna – questue e cene collettive: ä l’è mòrtä, l’è mòrtä! Fòo sgiänèr, dént fëvrèr, viva lä mèrlä gridavano i questuanti sotto le finestre dei ‘riveriti’, bruscamente svegliati in piena notte.
Periodo di gran freddo, si è detto, ma il 21 gennaio për sänt’Ägnésä, lä lisèrtä in su lä scésä. E pochi giorni dopo, il 2 febbraio, è Candelora, festa della luce propiziata dalle candele accese la vigilia. E dì ‘d marcä. Për lä Cändelòrä, së fa vént e òrä për quäräntä dì sommän fòrä, së fa né òrä né vént per quaräntä dì somän dént. Ä Candelora dä l’invern ä somän fòra. Candelmas per i celti, secondo i quali Bride, dea della luce, si libera dalla grotta di ghiaccio in cui l’aveva imprigionata la strega dell’inverno e torna a spargere i suoi frutti sulla terra. Quella Bride che la chiesa cristiana sublimò in santa Brigida, patrona d’Irlanda.
Il 3 febbraio, san Biagio protegge dai mali di gola, che viene benedetta con le stesse candele utilizzate il giorno precedente. Il 14 san Valentino si prende invece cura degli innamorati e ricorda che për sän Valëntin, lä prumavérä l’è visin, senza però scordare che ël sol ëd fëvrèr, l’è gram comè ‘n sbér e che, ogni quattro anni, an bisèst, ass marìä incä ij tëmpèst.

Febbraio è soprattutto il mese del Carnevale, il periodo del ‘mondo alla rovescia’ quando i signori trasferiscono per qualche giorno il potere al popolino, passandogli le chiavi delle città e lasciando che questo si diverta con ogni sorta di stramberia. Sono cinque giorni – dalla giobiasciä al martis grass – segnati da un’infinità di riti pagani – troppi per poterne parlare diffusamente nel breve spazio di un articolo - dalla segagione della vecchia al rogo del carnevale, ai corsi mascherati e alle battaglie rituali.
Il baccanale termina però, inderogabilmente, alla mezzanotte del martedì, quando ël cämpänón, la campana principale delle chiesa parrocchiale, batte tredici rintocchi. Con il mercoledì de Le Ceneri inizia la Quaresima, quaranta giorni di silenzio, digiuno e penitenza. Con le dovute eccezioni però, come le varie osterie in cui, proprio quel giorno e con spirito apertamente anticlericale, gli uomini si ritrovavano a mangiare nërvìt, insalata di tendini.
Ma con la Quaresima esplode la primavera e gli animali, anche i più molesti, si risvegliano dal letargo e vän in amor: schisciä ij puläs marzareui, chë crèpä pà e fieuj. Il tempo fa le bizze e non è da escludere qualche tardiva nevicata, ma quänd a fiòcä in su la fòjä, l’invèrn äl dà pù nòiä. E anche gli umani sentono più forte il richiamo della natura, e lo ricordano con riti come il Cantarmarzo, ad Agrano e Carcegna, quando nelle notti primaverili gruppi di burloni si lanciano richiami da un cocuzzolo all’altro, combinando ipotetici e strampalati matrimoni che vengono suggellati dal suono di corni e campanacci.
Cadono in questo periodo le feste di san Giuseppe, il 19 marzo, e di san Benedetto da Norcia, il 21, in corrispondenza con l’equinozio di primavera. E soprattutto, il 25 marzo, nove mesi prima del prossimo Natale, l’Annunciazione di Cristo.

Ma ormai siamo ad aprile, mese di piogge per antonomasia. Äprìil, äss lavä lä squélä e ‘s vàa dromìi, ricordando che l’acquä quätagnä l’è colä ch’lä bagnä.
Arriva infine la Settimana Santa, aperta dalla domenica delle Palme, dì ‘d marcä: së piòv për lä Ramolivä, piòv sèt domingh dë filä. E’ la settimana delle sacre rappresentazioni della passione, come la processione ‘dei giudei’ che veniva messa in scena dai bambini di Casale: nel pomeriggio del giovedì Santo si ritrovavano in un prato per piantarvi una piccola croce e far festa con un’allegra merenda.
Il Venerdì e il Sabato Santo tacciono le campane, per rispetto al Cristo sepolto, e i fedeli vengono chiamati alle funzioni con strumenti improvvisati, agitati sul campanile o portati per i vicoli dai bambini: tich e tach, timblèch e chin chër. La mattina del Sabato Santo le donne benedicevano i pollai, per allontanarne i pidocchi dei polli, e gli occhi ai bambini, per preservarne la vista, con l’acqua attinta a tre diverse fontane.
Pasqua e Pasquetta sono giorni di festa, ma anche ëd marca: vëgnä Pasquä quänd gh’ha vòjä, särà mai sënzä lä fòjä; Pasquetta, bianca lasagnetta; chi mängiä miä läsagnä, tut l’an ël cäragnä.
Il 25 aprile, oggi anniversario della Liberazione, cade la festa di san Marco evangelista, protettore dei setaioli. A Casale si celebrava la procissión dij bigat , durante la quale venivano benedette e portate solennemente in processione le uova dei bachi da seta, prima di essere depositate, in ogni casa, sui graticci dove si sarebbero schiuse e dove i preziosi insetti avrebbero prodotto i bozzoli di filo che per secoli rappresentarono un importante fonte di guadagno per le famiglie della nostra zona.

A cavallo tra fine aprile e inizio maggio cade la notte di santa Valpurga, ricordata nei paesi germanici come momento di terrore, durante il quale si scatenano le forze del male. Ma soprattutto cade la festa celtica di Beltaine, la celebrazione della primavera e della forza vitale, che gli antichi solennizzavano con falò rituali e orge sacre. Ne rimane un ricordo nei riti del Maggio, quando si rubavano e si piantavano nelle piazze gli alberi di maggio –ad Ameno, Bolzano Novarese, Briga Novarese, San Maurizio d’Opaglio – alberi che venivano adornati di nastri colorati e intorno ai quali i giovani danzavano prima di venderli all’asta e, con il ricavato, procurarsi una merenda in allegria. A Casale Corte Cerro sopravvive il rito della questua, effettuata di notte da un gruppo di uomini che sotto le finestre dei maggiorenti porta l’augurio di una buona e proficua stagione, nel ripetersi di un rito magico e scaramantico che risale alla notte dei tempi: sarà mai ‘nä bèlä està finché Masc särà cäntà…
Maggio è il mese dei matrimoni e il giorno 17 si festeggia san Pasquale Baylon, protettore delle donne in quanto inventore dello zabaione, sommo rimedio alla ‘fiacchezza’ dei mariti. Ma sarà bene ricordare che ij dòn e ij frassän, guà lässai indoä nassän; lä dònä? ch’lä piasä, ch’lä tasä e ch’lä stagä casä… E l’òm? Quänd l’è pénä pussè bél che ‘n cän, l’è sé! E per finire vardèv dlä lòsnä e däl trón… e dij dònn dë Migiändón.
Maggio è mese di piogge abbondanti e di giorni segnatempo. Esaltazione della Santa Croce, il 2: së piòv për Säntä Cros, va dë màal nisciòl e nos. San Gottardo il 4: së piòv për sän Gotard, për quäräntä dì fa notä d’aut. L’Ascensione, quaranta giorni dopo Pasqua: së piòv pë’l dì dlä Scénzä, për quäräntä dì somän miä sénzä. Santissima Trinità, la domenica dopo Pentecoste, së piòv për lä Trinità, piov për sèt fèst infilà.
E le piogge portano freddo, tanto che së ‘l ghi incorä on quai sciuscasc, tignil viä pë’l més ëd masc e che srëgn ëd neucc, äl val on pieucc.
Durante i tre giorni precedenti l’Ascensione si celebravano le Rogazioni, processioni che attraversavano i campi e si fermavano ad ogni cappelletta devozionale dove il sacerdote deponeva una piccola croce di cera e recitava la formula benedicente: “A folgore tempestatis libera nos Domine” cui il popolo rispondeva: “Te rogamus, audi nos”, anche se spesso le pie donne finivano per storpiare il latino in formule del tipo “T’è rugà int ël sach dij nos”. In processione veniva a volte portato un serpente di latta montato su una pertica: il primo giorno marciava orgoglioso in testa al corteo, ad ali spiegate, testa alta e coda protesa, il secondo stava in mezzo alla gente e il terzo arrivava ultimo, a cresta bassa, simbolo del demonio sottomesso da Cristo glorioso.

Il 13 giugno si celebra sant’Antonio da Padova, invocato per ritrovare gli oggetti smarriti con la formula sänt’Äntòni värdè giù, fèm trovàa col ch’ij ho përdù.
Il 24 giugno la natività di san Giovanni Battista, unico del calendario del quale vengano ricordati sia la nascita che il martirio, cade in prossimità della mezz’estate, il solstizio. E’ la notte in cui le streghe celebrano i loro sabba, ma è anche il momento in cui si raccolgono le erbe medicinali e le noci acerbe per farne un famoso liquore. E si benedicono i bambini, in memoria del santo Battista.

L’estate era un tempo stagione morta per i paesi. Gli abitanti erano quasi tutti negli alpeggi, gli uomini validi partiti per l’emigrazione stagionale e la vita sociale ridotta al minimo. Stagione di lavoro e di temporali, durante la quale si feteggia, il 12 luglio, sant’Uguccione (o Lucio), detto sän Ligozzón, patrono dei casari e rappresentato sempre con una forma di cacio, tanto che il suo nome dialettale è divenuto sinonimo di goloso.
22 luglio säntä Märiä Mädälénä, grän acquä lä ménä mentre il 26 è sant’Anna e për sänt’Anä, l’acquä l’inganä, quindi è bene tenersi lontani dagli specchi d’acqua e non farsi tentare dalla voglia di un tuffo rinfrescante.
Ël prum tëmporal d’ägost, ël rinfrëscä ‘l bosch, ma tëmporal dlä sérä për tri dìi ‘l fa férä, tëmporal dlä mätin gh’ha né cò né fin, tëmporal dël dòp disnà, a l’è prëst dismëntigà.
Ad agosto i celti festeggiavano Lug, dio della luce, con falò rituali che ancor oggi vengono accesi sugli alpeggi nella notte della Mädònä d’ägost, Ferragosto. Il 16 si festeggia san Rocco, per secoli invocato come protettore dalla peste, ricordando che për sän Ròch, i risc ä tir dë s-ciòp.
Il 24, san Bartolomeo: per sän Bärtolamé, buzzä dët nëgn e dë drè. E infine: ägost, giù ‘l sol l’è fosch.

A settembre si ricorda san Grato, il giorno 7: sän Grà e sän Simón än vardän dlä lòsnä e däl trón; il 22 san Maurizio, comandante della Legio Tebensis, massacrata a Saint Maurice du Vallais nel 286 d.C. e, il 29, i santi arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele: për sän Michèl, lä märèndä lä và in ciél.
Il ritorno dell’autunno segnava il ripopolarsi dei paesi, la ripresa dei lavori domestici e soprattutto il tempo dei raccolti in particolare della vendemmia. Il primo ottobre, san Remigio, riaprivano le scuole e il 6, san Renato, si assaggiava il vino nuovo: për sän Renà, distupä lä bot incä ‘l curà, mentre il 16, san Gallo, è dì ‘d marca: së fa bél për sän Gal, fa bél fin Nädal, una volta tanto con un buon presagio. Il giorno di san Luca, 18 ottobre, segnava la fine delle semine: për sän Lucä, chi n’ha miä sëmnà ch’ël plucä e il 28 për sän Simón, calä lä rävisciä e crëss ël bondón.

Ecco, siamo di nuovo a Sahmain. Il cerchio si chiude, il serpente ancora una volta si morde la coda e noi abbiamo terminato il nostro viaggio intorno all’anno.
Ci ritroviamo un poco più vecchi e, speriamo, un poco più saggi.

Massimo M. Bonini, barba Bunin, Casale Corte Cerro (VB)

martedì 17 maggio 2011

San Pasquale Baylon




San Pasquale Baylon (Bialonne, in italiacano) protettore delle donne, in quanto inventore dello zabaione, sommo rimedio contro la 'fiacchezza' dei mariti...

lunedì 16 maggio 2011

Lutto

E’ scomparso Angelo Vicini, 84 anni, di Ricciano. A parenti e amici le più sentite condoglianze della redazione.

domenica 15 maggio 2011

Festa delle mamme: un successo!



Prosegue il lavoro del gruppo giovanile interparrocchiale per preparare la partecipazione alla Giornata Mondiale della Gioventù che si svolgerà a Madrid nel prossimo mese di agosto. I ragazzi - alcune decine, nel complesso, guidati da padre Joseph Irudaya che li accompagnerà nell’avventura – stanno organizzando una serie di iniziative per raccogliere i fondi necessari a finanziare il viaggio e la permanenza in Spagna.
Dopo la festa di carnevale e la fiera del dolce organizzata in concomitanza con i festeggiamenti di San Giorgio, sabato 14 maggio è sta la volta della festa delle mamme, con grande cena all’oratorio Casa del Giovane predisposta sotto il coordinamento del giovanissimo chef Antonino Nino Catania, concorso a premi per le mamme con i figli più giovani e più anziani e animazione musicale con danze e karaoke.
Il tutto sotto lo sguardo attento e benevolo dei componenti il gruppo famiglie che – a riposo e con ‘i piedi sotto il tavolo’, una volta tanto – osservavano compiaciuti l’entusiasmo delle ‘nuove leve’, augurandosi che tutto ciò rappresenti l’inizio di un impegno duraturo.
Se son rose…

sabato 14 maggio 2011

PIÄNT, ËRBÌT E BOSCOGN

Alberi, erbe e arbusti
Brevi appunti di botanica popolare


Fino dai tempi più antichi, quando l’uomo – o forse sarebbe meglio dire la donna – passò gradatamente dall’esclusiva attività di cacciatore a quella di raccoglitore e poi di agricoltore, la conoscenza del mondo vegetale assunse un’importanza via via maggiore, legata alla consapevolezza di quanto le piante potessero tornare utili dal punto di vista alimentare, tecnologico e medico. Si imparò progressivamente a distinguere tra di loro i diversi tipi di alberi, arbusti e piante erbacee e ci si rese ben presto conto del loro immenso numero e di come fosse necessario classificarle, dare loro nomi condivisi dalla comunità di cui si faceva parte, in modo da potersi scambiare le relative informazioni sull’utilizzo e far crescere il patrimonio culturale del gruppo.
Nomi, quindi. Linguaggio. Ogni comunità il suo; e tutto funzionò sinché non iniziarono gli scambi, in aree geografiche sempre più ampie. Ma ognuno continuò a chiamare le piante a proprio modo, sinché non intervennero le superiori esigenze di una scienza moderna che, a partire dall’età dei lumi – diciottesimo secolo, quindi – prese a scambiare informazioni a livello continentale. E fu così che, nel 1758 lo svedese Carl von Linné, Linneo per i posteri, dall’università di Uppsala pubblicò il trattato Systema naturae, base della moderna sistematica nelle scienze naturali, non solo botaniche.
Oggi, quindi, abbiamo per i vegetali denominazioni popolari, nei diversi dialetti e denominazioni correnti, nelle lingue nazionali, ma solo la classificazione scientifica secondo Linneo – basata sulla coppia Genere / specie - garantisce il riferimento sicuro di ogni essenza.
Nel campo della cultura tradizionale possiamo parlare di piante per uso alimentare, a cominciare da quello che, per le nostre zone di montagna fu il vero e proprio albero del pane: il castagno, Castanea sativa secondo Linneo, nel nostro dialetto sëlvagh, se cresciuto spontaneamente da seme, o àrbol se innestato (insidì) e coltivato sui confini tra le proprietà, cimato (zoncà) in modo da formare un vaso di germogli (but) rinnovati periodicamente per mantenere elevata la quantità di frutti prodotti annualmente. Albero originario delle zone mediterranee, portato nelle Alpi dai colonizzatori romani, fu sempre particolarmente apprezzato anche per il legname da opera, particolarmente resistente a parassiti e agenti atmosferici grazie all’elevata quantità di tannino.
Non dimentichiamo poi l’importanza del noce (nos, Junglans regia), la ghianda degli dei – così suona la traduzione del suo nome scientifico – fornitrice di olio per uso alimentare, lampante e medicale, ma anche albero maledetto, sotto le cui fronde si riunivano le streghe (ij strìi) e alla cui ombra badavano bene di non soffermarsi i viandanti per non incorrere in ataviche maledizioni. E ancora il gelso bianco (morón, Morus alba) le cui foglie costituivano il cibo per ij bigàt, i bachi da seta, il cui allevamento costituì per secoli un’importante integrazione al magro reddito delle famiglie nei nostri paesi; tanto importanti che le loro uova, prima di essere ‘impiantate’ venivano portate in solenne processione il 25 di aprile, festa di san Marco evangelista, patrono dei setaioli.
Tra le erbe spontanee sono molte quelle che ancora oggi vengono raccolte per farne insalate, zuppe rustiche o delicati manicaretti di stagione. Tarassaco (zicorión, Taraxacus officinalis), lavartiz (luppolo, Humulus lupulus), spärzit (asparago selvatico, Asparagus acutifolius), värzòl (erba del cucco, Silene vulgaris), päncaud (erba benedetta, Geum caryophyllata), spatascieui, (piattello, Hipocaeris radicata), tanto per citare le più conosciute, sono i frutti di quell’orto del Signore dal quale hanno raccolto e si sono nutrite generazioni di montanari.
E poi citiamo la segale (biavä, Secale cereale) cereale da farina per antonomasia, ma anche fornitore della paglia che serviva a coprire i tetti di case e stalle, almeno sin che il miglioramento della tecnica di carpenteria non permise l’uso delle più sicure e durature piòde.
Infine, tra gli arbusti, va ricordato il ginepro (brìsciol, Juniperus communis) con le sue bacche scure, ottime come aromatizzante negli arrosti e per la produzione di liquori profumati, ma anche talismano supremo contro le arti malefiche di streghe e demoni: basta lanciargliene addosso una manciata per vederli fuggire a gambe levate. Pianta benedetta, il ginepro, da quando la Vergine Maria ne utilizzò alcuni rami per scaldare l’acqua con cui per la prima volta lavò il Divino Neonato. Da allora le madri ripetono il rito nelle mattine di Natale, bagnando in modo augurale i loro piccoli nell’acqua scaldata sul fuoco di ginepro.
Per concludere val la pena di ricordare come i nostri progenitori celti avessero un concetto sacrale del mondo vegetale, tanto da associare le varie piante agli dei del loro panteon e da impostare su di esse il loro alfabeto (ogham) e il loro calendario, basato su un ciclo lunare di tredici mesi. Ecco quindi il mese della betulla, del frassino, dell’ontano, e alcuni giorni particolari, coincidenti con i solstizi – con tasso ed erica per inverno ed estate – e gli equinozi, con la ginestra in primavera e il pioppo in autunno. E l’abete rosso, la pësciä dei nostri boschi, a contrassegnare quello che per noi è il 24 dicembre, giorno del sole invitto che rinasce dalle tenebre a segnare l’inizio di un nuovo periodo di vita e di fecondità. E’ un caso se oggi festeggiamo la nascita del Cristo, luce del mondo, proprio in quel momento dell’anno? E se come simbolo di questo Natale utilizziamo un abete adorno di luci colorate?

Massimo M. Bonini – barbä Bonìn

lunedì 9 maggio 2011

Notizie 8 maggio 2011

PER LE VACANZE DEGLI ANZIANI
Il consorzio per le Case di Vacanza ei comuni novaresi e del Verbano Cusio Ossola propone ai cittadini adulti e anziani le proprie strutture di Cesenatico e Druogno per le vacanze estive. Sono previsti periodi di due settimane ciascuno da metà giugno a metà settembre per il mare e in luglio e agosto per la montagna. Le quote, per servizio di pensione completa in camera singola o doppia e spiaggia attrezzata, vanno dai 33 ai 39 euro a seconda del periodo scelto.
Per informazioni e prenotazioni ci si può rivolgere alla segreteria del consorzio, recapito telefonico 0321 627177.

FESTA PATRONALE DI SANTA CROCE A RAMATE
Le celebrazioni i terranno domenica 15 maggio con la Messa solenne delle 10,30 e la processione pomeridiana alle 15,30.
Saranno preparate, come di consueto, le torte del pane; chi le volesse acquistare dovrà prenotarle al più presto presso la sacrestia della chiesa parrocchiale.

ATTIVITA’ GIOVANILI
Il gruppo giovanile interparrocchiale, allo scopo di finanziare la partecipazione alla giornata mondiale della gioventù che si terrà in Spagna durante la prossima estate, organizza una cena comunitaria in occasione della festa delle Mamme. L’appuntamento è all’oratorio Casa del Giovane, sabato 14 maggio alle 19,30. Costo previsto: 15 euro per gli adulti, 10 per i bambini. Prenotazioni entro giovedì 12 ai recapiti telefonici 333 2716992 o 340 2628831.
Per lo stesso scopo sono state organizzate anche le fiere del dolce, nello scorso fine settimana a Casale e domenica 21 maggio – non il 15, come erroneamente riportato dai bollettini parrocchiali - a Ramate, al termine delle Messe.

OMEGNA - ECDL AL DALLA CHIESA
Ne avevamo già parlato nei mesi precedenti. L’istituto superiore Dalla Chiesa – Spinelli, nato dalla fusione di professionale e commerciale, ha acquisito l’autorizzazione a rilasciare la patente europea per il computer ECDL, certificazione che comprova il possesso delle capacità di base in campo informatico e che sempre più spesso viene richiesta come requisito fondamentale per l’acceso ai posti di lavoro.
Durante i mesi scorsi sono stati organizzati una serie di corsi ai quali hanno potuto partecipare, a titolo gratuito, gli allievi e il personale della scuola. Ora l’offerta viene estesa, a prezzi particolarmente interessanti, all’intera cittadinanza. Chiunque potrà quindi iscriversi a un corso di preparazione, articolato su ventuno incontri svolti in orario da concordare; chi fosse già esperto si potrà anche presentare direttamente agli esami, che si terranno a cadenza mensile a partire dal prossimo 30 maggio.
Per informazioni e iscrizioni ci si può rivolgere alla segreteria, telefonando al recapito 0323 62902 tra le 8 e le 15, da lunedì a venerdì, entro il 27 maggio o consultare il sito internet www.dallachiesaspinelli.it