domenica 5 aprile 2009

Ciao, Germano

Il vecchio pullman OM con la scritta Comazzi sulla fiancata arrivava arrancando su per la salita di Crusinallo e alla guida c’era lui, elegante nella sua uniforme azzurra e con quel berretto dall’ala lucida che gli dava un’aria da grand’ufficiale. Che orgoglio allora per me, bimbo di pochi anni, poterlo indicare ai miei amici dicendo: “Quello lì che guida la corriera è il mio zio Germano”. E’ il primo ricordo che ho di lui, Germano Lianò, di Casale centro, scomparso pochi giorni fa, all’età di 73 anni, portato via da quel ‘male del secolo’ che nel giro di pochi mesi lo aveva ridotto al fantasma di sé stesso.
E poi lo ricordo nella sua vecchia casa, proprio di fronte alla chiesa parrocchiale, sotto il campanile, dove lui e l’Alda abitavano uss a uss con l’Ettore e la Carla Colombo.
E ancora quando insieme a suo cognato, mio padre, dopo una settimana di lavoro riapriva la vecchia officina del nonno e trascorreva il week end a fondere pezzi di rubinetteria per arrotondare il salario. Lavoro duro, spiacevole, ma c’erano i figli da tirar grandi e la casa nuova da costruire… La sua casa, laggiù in fondo alla via dei Pioppi, con quel grande giardino sempre curato, punteggiato di arbusti da fiore e alberi da frutto. La passione di una vita.
Negli ultimi anni abbiamo lavorato spesso fianco a fianco, nelle mille attività della parrocchia, nell’impegno per il nuovo oratorio. E’ così che piace ricordarlo, uomo di poche parole e di conseguente grande saggezza, sempre pronto a dare una mano senza nulla chiedere in cambio.
Qualcuno al suo funerale ha detto: “Se mi amate veramente, smettete di piangere per me” e don Pietro ha aggiunto: “Il suo è stato un grande esempio. Se lo volgiamo onorare, raccogliamo questo esempio e proseguiamo il suo impegno”.
E così sia.
Massimo M. Bonini

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