martedì 3 maggio 2011

Speciale Casale

Casale Corte Cerro: dodici kilometri quadrati di territorio ‘spalmati’ sul versante sinistro della valle Corcera, pendici orientali dei monti Cerano e Zuccaro, tra i 200 metri del piano di Gravellona e i 1700 della Colma Auta, il più alto dei Tre Gobbi. 3500 abitanti – un centro importante quindi, il decimo del Verbano Cusio Ossola – sparpagliati tra il capoluogo, e le 14 frazioni, tanto da far percepire le più alte di queste frazioni – Montebuglio, Tanchello, Cafferonio, Crebbia, Arzo, Ricciano - come classici paesini di montagna, mentre quelle di fondo valle – soprattutto Sant’Anna e Gabbio - fanno parte di quel continuum urbano, sorta di città lineare, che ormai caratterizza quel territorio, da Omegna fino a Verbania.
Andiamola a conoscere un po’ più da vicino, accompagnati dai nostri ‘inviati speciali’.

Un ’11 cruciale nella storia
Gli anni ’11 hanno spesso assunto un particolare significato, nei secoli passati, per i casalesi. A cominciare da quel 26 novembre 1911 quando il consiglio comunale approvò il progetto di divisione del territorio in due parti, dando così il via alla costituzione del nuovo comune di Gravellona Toce. La delibera sarebbe stata poi ratificata l’anno successivo con la legge n. 1203 del 12 dicembre 1912, perorata dal parlamentare omegnese Luca Beltrami; e quella è la data di nascita ufficiale del nuovo ente amministrativo.
Prima di allora il comune di Casale Corte Cerro comprendeva tutto il territorio assegnato a Gravellona, arrivando a confinare con Verbania, Baveno e Stresa e contava una popolazione di circa 2700 abitanti. Quella che ora conosciamo come una città, fino a metà ‘800 era aperta campagna, segnata dall’intersezione tra le due più importanti strade dell’alto Novarese – quella napoleonica,proveniente da Milano e diretta al Sempione, e quella Francisca, l’antica via romana proveniente da Novara e diretta al San Gottardo – lä Crosérä, intorno alla quale sorgevano solo alcuni edifici destinati a rifocillare i viaggiatori di passaggio. Da quel momento iniziò però lo sviluppo industriale e fu proprio la costruzione dei fabbriconi, Furter e Guidotti e Pariani prima di tutto, a determinare la rapida urbanizzazione del luogo. Tanto rapida da stravolgere la geografia del luogo e da determinare, con la concentrazione di popolazione, l’esigenza di creare un nuovo comune.
Ma tornando indietro di sei secoli troviamo un altro avvenimento che segna profondamente la storia casalese.
All’inizio del XIV secolo Casale – l’attuale capoluogo – non esisteva ancora. I documenti storici dell’epoca segnalano la presenza di un oratorio, già vecchio di almeno 300 anni, dedicato a san Giorgio e di alcuni casali – alpeggi, in pratica – proprietà degli abitanti il borgo di Cerro. Questo importante centro abitato era situato ai piedi del monte Cerano - dove ora sorge il cimitero di Gravellona e dove allora arrivavano le acque del lago Maggiore – e faceva parte del feudo della famiglia Nobili da Crusinallo.
Nel 1311, mentre infuriava la guerra civile tra i ghibellini, partigiani dell’impero germanico e i guelfi, sostenitori del papato, tutta la zona dell’alto Cusio si trovò a dover dare rifugio ai novaresi Brusati, guelfi sconfitti dagli avversari Tornielli e da questi scacciati dalla città. Ma li imperiali novaresi, decisi a rendere definitiva la loro vittoria, condussero in zona una feroce spedizione punitiva che portò alla distruzione di molti centri abitati, tra cui anche Cerro. L’abitato, benché fortificato, venne espugnato e dato alle fiamme e sulle sue rovine – solo la chiesa dedicata a san Maurizio si salvò, tanto da esistere tutt’oggi – e sulle rovine fu ‘sparso il sale’ secondo l’antico uso romano, con la proibizione assoluta di costruire alcunché, se non oltre il Toce e oltre la Strona. Il divieto rimase efficace, come abbiamo visto, per più di 500 anni. La popolazione in fuga trovò ricovero nei Casali della montagna e lì si stabilì definitivamente facendovi nascere un nuovo paese, la Corte di Cerro, che solo da allora si trova citata nei documenti d’archivio e che darà il nome alla vallata: lä vàal dlä Cort Cèrä: Corcera, appunto.

Quattro chiacchiere con il sindaco…
Claudio Pizzi è sindaco di Casale dal 2004, rieletto nel 2009. Gli abbiamo posto alcune domande in merito al paese che amministra.
Signor sindaco, a suo parere quali sono i punti di forza della comunità casalese rispetto al territorio circostante?
Credo che punti di forza siano essenzialmente le dimensioni contenute che ci permettono di essere una comunità coesa, il territorio che conserva un ambiente ricco di verde, tranquillo e ospitale, la vicinanza ad Omegna e Gravellona, dove si trovano i servizi essenziali. E poi, se mi è permesso dirlo, ‘una buona amministrazione’.
E quali i punti di debolezza?
Nelle frazioni alte - Montebuglio Arzo eccetera - la mancanza di esercizi pubblici e trasporti; dobbiamo poi lamentare insufficienti risorse per organizzare momenti di aggregazione. Infine pochi o nulli, negli ultimi tempi, sono stati i finanziamenti per completare la messa in sicurezza del territorio.
Sono trascorsi ormai due anni dalla sua rielezione. Quali sono i punti del suo programma amministrativo che si possono dire realizzati o in avanzata fase di realizzazione?
Molte importanti opere, con forti impegni finanziari, sono state realizzate nel primo mandato: asilo nido, mensa scolastica, parcheggi, il complesso del centro culturale ‘Il Cerro’. Sono in fase di realizzazione gli spogliatoi del campo sportivo di Ramate e il completo rifacimento di quello di Casale; molti i lavori di riasfaltatura e allargamenti stradali, parcheggi, marciapiedi e ringhiere dei ponti. E ancora nuovi locali didattici nell’edificio scolastico del Motto. Ricordo infine il contributo di Terna – a compensazione delle nuove linee elettriche ad alta tensione – 100 mila euro che verranno destinati al rifacimento della strada pedonale Ricciano – Pedemonte.
E quali quelli ancora da affrontare o che presentano forti ritardi?
Nel programma amministrativo vi era la realizzazione, in collaborazione con l’Agenzia Territoriale per la Casa, di alloggi per gli anziani; quest’opera, pur essendo finanziata e appaltata, rimane al palo per ragioni incomprensibili. E pensare che la consegna era prevista per il maggio 2011. Sono poi state messe in cantiere seguenti opere che sicuramente saranno completate nel corso del mandato: collegamento di via Pascoli con via Gravellona, a monte della linea ferroviaria del Gabbio e un nuovo campo giochi nella stessa zona, un parcheggio e un parco giochi a Montebuglio, parcheggi a Crebbia e al Cassinone, l’ascensore nell’edificio scolastico del Motto, il rifacimento dei viali interni al cimitero di Casale, l’allestimento del museo nella ex latteria consorziale turnaria del capoluogo.
Va ricordato, infine, che la variante al piano regolatore in progetto impone ulteriori adempimenti di carattere idrogeologico e che la variante alla strada provinciale di fondo valle, con la nuova galleria verso Gravellona, sta accumulando forti ritardi, mentre risulta sempre più difficile far quadrare il bilancio comunale dopo i recenti provvedimenti governativi.

… e con il vice parroco
Padre Joseph Irudaya Raj – don Giusèp, confidenzialmente, per i casalesi – sacerdote dell’ordine dei Carmelitani Scalzi originario di Madurai, nell’India sud orientale, è stato inviato a Casale nel dicembre del 2009 per coadiuvare il parroco, don Pietro Segato, nella laboriosa gestione delle tre parrocchie presenti nel territorio comunale: san Giorgio a Casale, san Lorenzo e sant’Anna a Ramate, san Tommaso a Montebuglio e Gattugno, quest’ultima frazione di Omegna. Anche a lui abbiamo posto alcune domande.
Padre Joseph, lei è arrivato a Casale ormai da qualche tempo. Quale impressione si è fatta di questa comunità?
E’ vero, sono arrivato da più di un anno e sono contento di questa mia destinazione. La mia impressione è che tutti siano accoglienti e, soprattutto, generosi. Tanto da non aver trovato particolari difficoltà ad inseririmi. Un suo punto di forza è costituito dalla presenza di don Pietro, il nostro parroco, che mi da molte opportunità di lavoro. Devo poi dire che sia i ragazzi che gli adulti mi aiutano parecchio: senza di loro non riuscirei a fare quasi nulla.
E i punti di debolezza?
Per quanto mi riguarda non sono molti. Vorrei concentrarmi ancor di più nel servizio alla collettività. Ritengo però che i giovani dovrebbero dare un po’ più d’impegno per la crescita della nostra comunità parrocchiale.
Programmi per il futuro?
Vorrei organizzare un gruppo di ragazzi permanente, avviare un’attività di dopo scuola all’oratorio, costituire una squadra di calcio. E vorrei concludere con le parole di John F. Kennedy: “Non chiederti che cosa il tuo paese può fare per te, chiediti cosa tu puoi fare per il tuo paese”. Anch’io chiedo a tutti i ragazzi e i giovani della nostra comunità di riflettere su questa frase e poi d’impegnarsi a fare qualcosa di buono per il nostro paese.
E intanto ringrazio tutti per avermi accolto come uno di loro.

Associazioni per tutti i gusti
Alcuni mesi or sono nasceva, per iniziativa dell’amministrazione comunale e con il concorso di molte associazioni locali, la nuova Pro Loco di Casale Corte Cerro, alla quale veniva assegnato il non facile compito di coordinare le numerose iniziative che regolarmente vengono organizzate sul territorio. Già! A Casale si soffre anche di questo problema, paradossale, da un certo punto di vista: la presenza di quasi quaranta tra associazioni, enti e aggregazioni varie finisce per creare un’esuberanza di attività o, per lo meno, un sovrapporsi di iniziative che, causa l’eccessivo entusiasmo, rischia a tratti di configurarsi in modo negativo.
Cäsàal gh’è mai notä! E’ una frase che si sente ripetere spesso. Ma se si va a fare un bilancio di quanto succede ogni anno in paese – intendendo come tale l’intero territorio del comune – ci si deve quanto meno ricredere. Tra feste patronali, appuntamenti culturali proposti dal comune, iniziative delle associazioni, dei comitati frazionali, della biblioteca, dei circoli, è difficile trovare un giorno in cui veramente non ci sia nulla da vedere o a cui partecipare. Il problema, caso mai è un altro: spostandosi da un appuntamento all’altro si incontrano più o meno sempre le stesse facce, sia tra il pubblico che, soprattutto, tra gli organizzatori; sono poche decine le persone che si danno da fare, passando continuamente da una parte all’altra. E l’età media di questi volontari tende ad aumentare continuamente; tanti i pensionati e pochi, pochissimi i giovani, cosa che fa montare la preoccupazione per il futuro di parecchie iniziative, in mancanza di un ricambio generazionale. Ed ecco quindi che l’appello che si leva da tutti questi ambienti è sempre lo stesso: “Ragazzi, fatevi avanti. Prendete in mano il futuro del paese, il vostro stesso futuro!..”

Il lavoro che va e viene
Ci fu un tempo – negli anni ’60, ormai mezzo secolo fa – in cui quello di Casale Corte Cerro era il comune più industrializzato d’Italia, tenuto conto del rapporto tra popolazione (2700.abitanti al censimento del 1971) e numero di attività produttive presenti. Erano gli anni in cui molti dipendenti delle grandi industrie di zona tentavano il ‘salto di qualità’ mettendosi in proprio e creando uno spesso tessuto di imprese, soprattutto artigiane, che lavoravano, soprattutto nel settore del casalingo, come contoterziste nel cosiddetto indotto, passando però in molti casi a nuove e diverse produzioni. Erano gli anni in cui numerose famiglie arrivavano da noi, soprattutto dal sud, per soddisfare la richiesta di manodopera generata da questa nuova imprenditorialità, dando così luogo a un piccolo boom demografico e, di conseguenza, urbanistico.
Nei decenni successivi iniziò però un lento declino. La configurazione montana del territorio impose il trasferimento delle aziende di maggiore ampiezza nelle zone pianeggianti dei comuni limitrofi, soprattutto Gravellona, per evidenti motivi logistici. Le ricorrenti crisi economiche portarono poi a numerose chiusure, con il conseguente abbandono degli edifici, o la loro riconversione ad attività commerciali o comunque del settore terziario. Gli avvenimenti congiunturali di questi ultimi anni, infine hanno dato il ‘colpo di grazia’ anche a storiche e gloriose fabbriche che, dopo aver garantito per un secolo e mezzo la sopravvivenza di quasi tutto il paese, sono ormai ridotte a una forza lavoro di poche unità, quando non definitivamente chiuse.
Parlare con gli imprenditori, di questi tempi, mette una grande tristezza. Si sente da una parte la determinazione a non mollare, a difendere le posizioni fino all’ultima risorsa, ma dall’altra il senso palpabile d’impotenza di fronte a meccanismi perversi e incontrollabili e la profonda delusione nei confronti di una classe politica che, a detta un po’ di tutti, non si sta impegnando a fondo per affrontare i problemi cruciali di questo nostro paese.
Intanto aumentano le famiglie che arrivano a sfiorare – e sempre più spesso a oltrepassare - i livelli minimi di sopravvivenza; lo possono ben testimoniare sindaco e parroco, a cui ogni giorno si rivolge un numero sempre crescete di persone in cerca d’aiuto. E da tutto ciò non si riesce a scorgere via d’uscita.
Mala tempora currunt…

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