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domenica 13 giugno 2021

DOMENICA PASSA IL GIRO… dei Tre Laghi

 


Approfitto dei caldi pomeriggi estivi per continuare a frugare tra le numerose immagini d’antan che i compaesani continuano a fornire e mi vengono alle mani alcuni scatti dei primi anni ’60, opera di mio padre e del ‘solito’ Italo Dematteis.

Siamo ancora a Montebuglio, il periodo è più o meno questo, di fine primavera, e tutto il paese è riunito lungo lo ‘stradone’ che sale da Omegna verso il vicino borgo di Gattugno e che, poco oltre il campo santo, si dirama verso il nostro centro abitato, con il suo fondo ancora in macadam e ghiaione. Dal circolo operaio hanno portato alcune casse di bibite, messe in fresco nel ruscello che attraversa i prati, noi bambini ci godiamo la gazzosa ‘con la biglia’, ma l’attenzione di tutti è rivolta ai ripidi tornanti di San Fermo, da cui stanno spuntando gli eroici partecipanti al giro ciclistico dei Tre Laghi.

Era uno dei maggiori eventi sportivi della zona, si ripeteva ogni anno e la salita da Crusinallo a Buglio ne costituiva uno dei punti salienti, quello che poi, con le grandi corse dei decenni successivi, si sarebbe chiamato Gran Premio della Montagna.

Ma ancora una volta quello che vale veramente la pena di notare, dietro le espressioni sfatte dei corridori, sono i visi delle tante persone care che ormai, in gran parte, sono andate avanti. E quindi riprendiamo il gioco: chi riconosce chi?

Massimo M.Bonini – barbä Bonìn

lunedì 19 aprile 2021

Un San Giorgio di tanti anni fa

 


In più occasioni abbiamo dovuto rimarcare come l’emergenza sanitaria non permetterà quest’anno – come il precedente, d’altronde – la realizzazione delle tante manifestazioni che da decenni fanno da contorno alla festa patronale di San Giorgio.

Proviamo allora a consolarci con un’immagine d’antan. Siamo nel 1953 e sono in corso i festeggiamenti speciali per il 1550esimo anniversario del martirio del santo; tra le tante proposte c’è quella del cavalier Umberto Ferraris che - contro la parete esterna di quello che era allora il municipio e poi fu trasformato nell’attuale sede della biblioteca comunale – realizzò per la prima volta la Fontana del Vino, la ‘magica’ installazione in cui entra acqua ed esce vino e che da allora – e per oltre sessant’anni – divenne una presenza costante alla festa patronale, costituendone uno dei principali richiami.

domenica 28 marzo 2021

Pochi mezzi, ma tanta passione

 

COME ERAVAMO

 


Nelle foto che pubblichiamo si vedono i ragazzi della parrocchia di San Giorgio, in compagnia di un giovanissimo don Renato Beltrami, da poco nominato parroco in sostituzione di don Pietro Belloni, che si ‘arrangiano’ a imbastire una partitella di calcio nel terreno dell’ex camposanto, a lato e sul retro della chiesa parrocchiale. Il luogo è tutt’ora detto ‘le Cappelle’ per la presenza delle cappellette devozionali – poi demolite, ad esclusione delle quattro incorporate nei montanti dei due cancelli di accesso - con le stazioni della via Crucis. Siamo a metà circa degli anni ’50 e Casale non disponeva di un campo giochi.

Pochi anni più tardi, però, in soccorso della parrocchia vennero i fratelli Luigi – ël professor, il professore – e Marì Gedda, già fondatori del Getsemani - che donarono un terreno di loro proprietà situato immediatamente a valle dell’oratorio Casa del Giovane. Era soltanto un prato arborato, ma per la trasformazione in campo sportivo si misero subito all’opera i giovani dell’Azione Cattolica, che con pala, picco, carriola e olio di gomito – ancora una volta sotto la guida del parroco – realizzarono (e qui si veda la terza foto) quello che divenne ‘il Sabbioso’, quel campetto pieno di sabbia e sassi sul quale i ragazzi del paese impararono le regole del calcio e dal quale uscirono anche sportivi di indiscusso valore. Uno per tutti: Daniele Bulgheroni, per anni titolare del glorioso Omegna Calcio.

Per il materiale fotografico ringraziamo ancora una volta la famiglia Dematteis e i volontari della Ca dij Libär e del museo della Latteria Consorziale Turnaria.



domenica 21 marzo 2021

Come eravamo... nel 1977

 COME ERAVAMO


La sera di giovedì 6 maggio 1976 una forte scossa di terremoto devastava una gran parte del territorio della regione Friuli Venezia Giulia. Dal giorno successivo i mezzi di informazione iniziarono a diffondere le immagini e le notizie con il bilancio delle vittime e dei danni subiti dalle popolazioni, suscitando nel paese una grande ondata emotiva.

Domenica 9 tra i giovani casalesi che, come al solito, si fermavano a chiacchierare sul sagrato al termine della Messa, cominciò a circolare una frase: “Dobbiamo fare qualcosa”. Detto… fatto! Da quello stesso pomeriggio, a piccoli gruppi, iniziarono a battere il territorio comunale, armati di megafono, per chiedere alla popolazione di partecipare alla raccolta di indumenti e generi di prima necessità che avevano deciso di organizzare. Il parroco, don Renato Beltrami, mise subito a disposizione le sale del Baitino, dove venne organizzato il centro di raccolta, i casalesi aderirono in massa e dopo un paio di settimane si poterono caricare e inviare i primi autocarri con i materiali raccolti. Come riferimento nelle zone colpite era stato individuato Tavagnacco, un comune della provincia di Udine dove risiedevano persone conosciute, in modo che gli aiuti arrivassero direttamente a chi ne aveva bisogno, senza incappare in troppi ostacoli burocratici.

La mobilitazione durò un anno intero e culminò nella festa patronale di San Giorgio del 1977, i cui proventi, al netto delle spese vive, furono destinati al soccorso di quella stessa comunità. Nei giorni culminanti della festa arrivò da Tavagnacco il loro gruppo folkloristico, composto di giovani e bambini, che animò la Messa solenne e presentò in alcuni spettacoli il suo tipico repertorio di musiche e canti popolari friulani.

Un mese più tardi una piccola delegazione del comitato festeggiamenti raggiungeva il Friuli per consegnare alle autorità locali i fondi raccolti; veniva ospitata per alcuni giorni a Tavagnacco e poteva rendersi conto di quanto veloci ed efficaci fossero gli interventi di ricostruzione in corso, tanto che in quel comune non si trovava più nessun edificio che fosse ancora in attesa di lavori.

Le fotografie che pubblichiamo, frutto delle ricerche in corso alla Ca dij Libär dlä Cort Cèrä, sono un ricordo di quei giorni.