venerdì 23 aprile 2010

LIBERAZIONE

CASALE CORTE CERRO, 23 aprile 1945
Era da poco sorta l’aurora di quell’ormai lontano lunedì – festa di san Giorgio martire, patrono del paese – quando gli uomini del battaglione Romolo, agli orini del comandante Eden (Carlo Giroldi), abbandonarono le baite dell’alpe Tambornino, dove si erano concentrati durante la notte, per prendere i sentieri che scendevano a Casale. Quasi nello stesso momento, dalla Rusa e dal Cardello, partivano gli ‘alpini’ della Beltrami.
Il presidio repubblichino del Gabbio, asserragliato negli accantonamenti della requisita casa Franchini, non tardò ad accorgersi dell’insolito movimento e ben presto iniziò un fitto tiro d’artiglieria, che servì per altro solo ad innescare una serie di piccoli incendi nei boschi.
In breve i patrioti dilagarono per le vie dei paesi, occuparono i principali edifici e posero il loro comando in quello della Società Operaia. Nel frattempo l’artiglieria fascista aveva smesso di sparare.
Per cercare di evitare i peggio, gli ufficiali partigiani stilarono una richiesta di resa e, reclutati due bambini che li stavano ad osservare con gli occhi sgranati, li mandarono al Gabbio, accompagnati dalla bandiera bianca, a consegnarla al comandante del presidio repubblichino. Fatica inutile… I fascisti, vista la malaparata si erano già dileguati, fuggendo lungo i binari della ferrovia verso la meglio difesa piazza di Gravellona.
Il giorno successivo, martedì 24 aprile, quegli stessi patrioti partecipavano alla liberazione di Omegna anticipando così quell’insurrezione generale di tutto il nord Italia del giorno 25, quella che secondo il comando alleato avrebbe dovuto iniziare solo alle ore 1 del giovedì 26: “Aldo dice ventisei per uno” era stato infatti il messaggio diffuso pochi giorni prima da radio Londra.
Ecco. Questo vuole essere il breve resoconto di quegli avvenimenti, forse un poco romanzato, ma basato sui ricordi di chi quei giorni li ha vissuti. Ricordo di chi c’era e monito, per chi è ‘venuto dopo’, a non scordare le parole di Piero Calamandrei: “Ora, e sempre, Resistenza!”

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